mercoledì 27 febbraio 2019

DON GIOVANNI DI W. A. MOZART : L'OPERA LIRICA TORNA A VARESE


DON GIOVANNI di W. A. MOZART
L'opera "Don Giovanni" di Mozart in una produzione varesina a cura di Red Carpet Teatro e Giorni Dispari Teatro, in collaborazione con Teatro di Varese

DOMENICA 10 MARZO 2019 ORE 17:00
TEATRO OPENJOBMETIS VARESE

RED CARPET TEATRO e GIORNI DISPARI TEATRO, in collaborazione con TEATRO OPENJOBMETIS presentano

DON GIOVANNI
DI W. A. MOZART
Dramma giocoso in due atti.
Libretto di L. Da Ponte

Personaggi e Interpreti:
Don Giovanni – Simone Marchesini
Leporello – Diego Savini
Donna Elvira – Marta Mari
Donna Anna – Mariachiara Cavinato
Il Commendatore – Oliviero Pari
Don Ottavio – Schinichiro Kawasaki
Masetto – Daniele Piscopo
Zerlina – Margherita Vacante

Orchestra OSM Città di Varese
Direttore Riccardo Bianchi
Regia di Serena Nardi

Coro del Liceo Musicale “A. Manzoni” di Varese
Maestro del coro Andrea Motta
Preparatore cantanti coro Massimiliano Broglia

Scene di Maria Paola Di Francesco
Costumi di Officine Red Carpet
Assistente alla scene e ai costumi Debora Palmieri
Luci di Manuel Frenda
Assistente alla regia Daniele Piscopo
Direttore di scena Sara Vailati
Maestro accompagnatore di sala Andrés Jesùs Gallucci
Maestro collaboratore di palcoscenico Alessandro Cerea
Responsabile sartoria, trucco e parrucco Marta Regazzoni

Si ringraziano i professori Silvia Buzzi, Carla la Ricca, Marco De Bernardi, Caterina Cantoni, Paolo Tron e Andrea Minidio.

NOTE DI REGIA

La regia di questo Don Giovanni non potrà prescindere dal punto di vista inaugurato dalla mia recente messinscena teatrale (Teatro Libero, Milano, maggio 2017) del testo <Don Giovanni ovvero il dissoluto assolto> di Josè Saramago, ultima ed interessante esplorazione attorno a questo controverso e sempre affascinante personaggio.
Perché, da qualche tempo, è cambiato radicalmente il mio modo di approcciare la mitica figura del “Burlador de Sevilla”. O , perlomeno, si è chiarito rispetto a pregiudizi, congetture e convinzioni radicate nel tempo, avallate da interpretazioni critiche sempre più volte a cercare, stanare e punire, in qualsiasi modo, il male rappresentato da questa figura ormai “quasi” mitologica.
A questo proposito, partendo quindi dalla interessante lettura di <Il mito di Don Giovanni> Jean Rousset, e alla luce delle ultime riflessioni, il nostro Don Giovanni vivrà di vita nuova.
Diventerà un’alternativa a ciò che di lui è scolpito sulla pietra.
Forse avrà il coraggio e la forza di disintegrare quella pietra.
Ci racconterà il suo tormento, la sua eccessiva smania di vita, pura e feroce espressione del suo malessere interiore, più che stupirci con il suo supposto cinismo e la spietata determinazione ad affermare la sua potenza sessuale e la capacità seduttiva fine a se stessa.

In un’epoca come la nostra in cui ogni percorso sociale, formativo e relazionale sta lentamente, con fatica ma con coscienza sempre più piena, recuperando una base di riumanizzazione, in cui l’”homo novus” del terzo millennio sta cominciando a guardarsi in faccia senza timore, Don Giovanni diventa un simbolo di riaffermazione umana. Di umanesimo, o umanismo, per stare su un concetto più vicino a noi.
Il suo disagio, il suo “non sertirsi” (o sentirsi troppo), il suo bisogno di eccedere e di vantarsi per aver frantumato regole sociali non acquisite (e, per lui e per sua natura, non acquisibili) e contro le quali scaglia le sue frecce di disprezzo, sono esattamente le nostre.
Di ogni uomo che, attraverso il suo “no” al conformismo, all’accettazione di un modello non condiviso , al compiacere gli altri, riafferma il famoso e assoluto “no” di Don Giovanni al Commendatore di fronte alla richiesta di pentimento.
Don Giovanni è imprigionato dentro di noi. Noi tutti siamo imprigionati in Don Giovanni.
Attraverso di lui scopriamo il nostro volto, le nostre macerie, il nostro fango, le nostre stelle. E scoprirlo, riconoscerlo è il primo passo verso la guarigione dalla “malattia dell’anima”.

L’allestimento scenico verrà ideato secondo una poetica che guarda alla metafisica, (per alcuni aspetti ispirandosi al movimento artistico della Metafisica pittorica e architettonica), ipotizza uno spazio che vive ”oltre la realtà sensoriale”, restituisce un tempo immobile e sempre identico a se stesso e presenta i personaggi come una sorta di “replicanti” di un modelli umani e relazionali che si ripetono all’infinito nella loro fallibilità e miserabilità, con poche trascurabili variabili.
Una scenografia che riproduce, nel primo atto, un labirinto metafisico, artificiale, di moduli componibili che riproducono siepi tridimensionali nella forma, ma bidimensionali nell’ aspetto decorativo esteriore (metafora del labirinto delle loro singole menti, nel quale i personaggi sono tenuti prigionieri, o forse solo ostaggi di se stessi) che, nel secondo atto, si trasforma in un labirinto di specchi, in cui, contemporaneamente, personaggi e pubblico possano guardarsi ( ma anche non vedersi, occultarsi e inseguirsi fino a perdersi) permette alla vicenda del “dissoluto” di frantumarsi, riprodursi all’infinito in un gioco meccanico di immagini non più controllabili, per riflettersi inevitabilmente e continuamente in se’ stessa.
E invita, per non dire “obbliga”, il pubblico a specchiarsi nel mito, a entrare nella giostra mentale e fisica di questo “dramma giocoso”, come enuncia il frontespizio del libretto, a guardarsi con gli occhi di Don Giovanni e degli altri personaggi della storia, intanto che si guarda con i suoi.
Per scoprire che, forse, i personaggi dell’opera, non fanno che riprodurre tipi umani universalmente riconoscibili, che siamo tutti “replicanti” di questa storia che si ripete sempre uguale ma sempre diversa.
Che anche noi, nel momento in cui assistiamo al “dramma sacrificale del mito”, elevato a capro espiatorio per eccellenza di tutte le nefandezze umane, possiamo provare ad “assolvere e autoassolverci”.

Serena Nardi

Varese, il Don Giovanni entra nelle scuole: oltre 500 alunni coinvolti nel ritorno della grande opera in città

Il progetto promosso da Red Carpet Teatro e Giorni Dispari Teatro, in collaborazione con il Teatro Openjobmetis e con il sostegno della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate prevede lezioni, laboratori e prove per portare i giovani alla scoperta della lirica. La messa in scena in programma il 10 marzo al Teatro Openjobmetis

Il Don Giovanni di Mozart entra nelle scuole varesine. Prima di approdare sul palco del Teatro Openjobmetis, quasi 500 ragazzi delle scuole medie e superiori di Varese e provincia sono coinvolti in quello che è il ritorno della grande opera in città. Un progetto interamente made in Varese che, firmato dalle associazioni Red Carpet Teatro e Giorni Dispari Teatro e con il supporto della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, sarà messo in scena il prossimo 10 marzo alle 17.
Nel percorso di preparazione e allestimento, un ampio spazio è stato dedicato ai giovani: attraverso lezioni frontali, partecipazione a laboratori e prove, gli alunni delle scuole varesine si stanno preparando per vivere al meglio il Don Giovanni e, in alcuni casi, diventarne addirittura protagonisti. «L’opera lirica è un patrimonio culturale italiano che deve essere salvaguardato e fatto conoscere. Per questo, accanto alla messa in scena del Don Giovanni, abbiamo predisposto un percorso di coinvolgimento e formazione appositamente dedicato ai ragazzi. Percorso che sfocerà nel matinèe previsto per il 7 marzo, prima della rappresentazione ufficiale prevista alle 17 di domenica 10», spiega Serena Nardi, regista dell’opera e direttore artistico insieme Sarah Collu e Vittorio Bizzi di Red Carpet Teatro.
«È un’opera corale quella che vedremo in scena, nata dalla caparbietà di due associazioni che hanno saputo coinvolgere un territorio dando grande spazio ai giovani», osserva il vicepresidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, Diego Trogher. «Avvicinare le nuove generazioni all’opera è creare le basi per una crescita culturale del territorio stesso. Un valore in più di questa iniziativa».

Il valore aggiunto deriva dal genere stesso. Come precisa la regista: «L’opera è un genere sia teatrale sia musicale; concentra in sé l’aspetto visivo dell’azione scenica e l’aspetto uditivo della performance musicale. Pertanto è, da sempre, ritenuto un genere di spettacolo completo e stimolante, per quanto non di esclusivo intrattenimento trattandosi di pur sempre di opera d’arte. I giovani difficilmente nei loro percorsi formativi entrano però a contatto con un’opera lirica. Riteniamo sia opportuno farla conoscere, spiegarne il significato per fare in modo che non solamente sia sempre più apprezzata, ma valorizzata in tutte le sue componenti artistiche e culturali».
Attorno al Don Giovanni, Red Carpet Teatro e Giorni Dispari Teatro hanno così sviluppato un progetto di formazione all’opera coinvolgendo gli alunni del liceo musicale statale Manzoni, del liceo artistico Frattini e del liceo scientifico Galileo Ferraris di Varese, del liceo scientifico Carlo Alberto Dalla Chiesa di Sesto Calende e delle scuole secondarie di primo grado di Castronno e Caronno Varesino. «Il coinvolgimento è stato strutturato a diversi livelli», spiega Nardi. «In alcuni istituti abbiamo accompagnato i ragazzi in un viaggio alla scoperta delle diverse fasi di produzione di uno spettacolo lirico con lo scopo di avvicinarli al mondo del melodramma e prepararli alla visione finale. In altri, i ragazzi saranno protagonisti della preparazione e dell’opera stessa. In particolare gli studenti del liceo statale musicale Manzoni, in collaborazione con gli insegnanti dell’istituto, sono stati direttamente coinvolti nell’allestimento dell’opera, come musicisti, cantanti o comparse. Il coro, sotto la direzione del maestro Riccardo Bianchi, è interamente composto da alunni del liceo musicale. Questa iniziativa si inserisce nelle loro attività extracurriculari e curriculari, anche per prepararli a quella che potrebbe essere in futuro la loro professione». Inoltre, i giovani dell’artistico Frattini, stanno collaborando con l’assistente alla regia Daniele Piscopo nel preparare alcuni accessori che saranno utilizzati in scena andando così ad impreziosire le scene realizzate dalla nota e apprezzata scenografa Maria Paola Di Francesco.

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