ARTE: ALLA CATHART GALLERY DI VARESE "TENSIONI CROMATICHE" MOSTRA BIPERSONALE DI DORIANO MAROCCA E GIUSEPPE PAVIA

 


TENSIONI CROMATICHE 

Dell’equilibrio e dell’impulso

Mostra bipersonale di Doriano Marocca e Giuseppe Pavia

A cura di Carla Pugliano

Con intervento critico di Andrea Barretta, critico d’arte, scrittore e giornalista

CathArt Gallery – Varese

24 gennaio – 5 febbraio 2026

Inaugurazione: sabato 24 gennaio 2026, ore 17:30

Piazza Giovanni XXIII, 11 – ingresso da Via Salvo D’Acquisto

Turbamento, urto, tensione vitale che non concede tregua. Dal 24 gennaio, a Varese, Doriano Marocca e Giuseppe Pavia mettono in scena due linguaggi astratti distinti, ma profondamente connessi. Entrambi sono attraversati dalla stessa urgenza: affidare al proprio estro creativo il compito di reggere il peso dell’esistenza, senza filtri né addolcimenti. Qui l’astrazione non consola: scolpisce, risveglia, deflagra.

Marocca e Pavia condividono una visione comune, dove controllo e improvvisazione convivono senza annientarsi. Il loro confronto nasce da dissonanza e attrito, da una pittura che si misura con il limite e lo supera senza cercare redenzione. Materia e cromie agiscono come forze primarie, elementi vivi che invadono lo spazio e lo mettono in crisi, trasformando la tela in un campo di vibrazione incessante. In questo contesto l’atto espressivo diventa esperienza incarnata: un equilibrio instabile e catartico, in cui il rischio non è una scelta stilistica, ma la condizione stessa del fare arte.

Con Tensioni Cromatiche, la CathArt Gallery inaugura il 2026 confermando una linea curatoriale senza compromessi: uno spazio di ricerca continua alimentato dallo scambio autentico con gli artisti, dove le forme espressive non chiedono consenso, ma sollecitano quesiti complessi, privi di soluzioni univoche.

Ad arricchire il percorso espositivo sarà l’intervento di Andrea Barretta, già ospite della CathArt Gallery e presente all’inaugurazione. Reduce dalla mostra Il tempo di Warhol e la Pop Art al Museo della Stampa di Soncino, Barretta opera da anni nel panorama delle arti visive contemporanee. Ha curato esposizioni dedicate, tra gli altri, ad Andy Warhol, Enrico Baj, Mimmo Rotella e Mario Schifano, ricevendo riconoscimenti internazionali, tra cui l’interesse del Metropolitan Museum di New York. È autore di saggi e monografie ed è membro del comitato critico del Catalogo dell’Arte Moderna Mondadori.


LA TEMATICA

“Bisogna avere ancora del caos dentro di sé per poter dare vita a una stella danzante.”

Friedrich Nietzsche

È dunque nel disordine interiore, nello scontro tra istinto e ragione, che si accende la scintilla della creazione. Quel caos, spesso percepito come ostacolo, diventa energia che plasma forme, colori, emozioni. Questo principio guida Tensioni Cromatiche, dove due stili artistici, diversi ma complementari, si intrecciano: da una parte la materia prorompente e stratificata di Marocca, dall’altra il flusso fluido e improvviso di Pavia.

Marocca lavora il colore come fosse un corpo vivo: stratifica, graffia, vela, fino a spingerlo oltre i confini del quadro. Pavia parte invece dal controllo della materia per poi lasciare che i pigmenti scorrano spontanei, si equilibrino e vengano interrotti da un gesto improvviso, come a ricordare che la vita stessa non si lascia mai domare del tutto.

Siamo di fronte a due poetiche libere e implacabili. Non è rifugio né ornamento, ma una scelta netta che nasce dal bisogno di dare forma al pensiero. Segno e materia si confrontano in uno spazio mutevole, dove gli opposti convivono e si cercano. La tela diventa un campo di attrito, ma anche di pienezza, perché qualcosa si compie.

Tensioni Cromatiche suggerisce una partitura complessa di contrappunti, dissonanze e improvvise armonie. I cromatismi, spesso spinti al limite, non cercano seduzione ma incidono lo sguardo, costringendo a un tempo di osservazione lento e meditativo. Ne scaturisce una bellezza graffiante che invita a misurarsi con le zone più esposte della propria coscienza.


Doriano Marocca – La libertà del colore come atto radicale

Doriano Marocca nasce a Nettuno e vive a Reggio Emilia. Inizia a “imbrattare” le tele agli inizi degli anni Venti del nuovo millennio, nel silenzio di uno spazio privato e sganciato da qualsiasi pressione esterna. L’indagine pittorica nasce per lui come necessità personale, condivisa inizialmente solo con pochi amici e sui social. Dalla sperimentazione con pennelli e acrilici approda presto a un approccio più istintivo attraverso spatole e strumenti non convenzionali, che gli permettono di lavorare in modo diretto e corporeo.

Ne nasce una pittura densamente stratificata, fatta di sovrapposizioni che costruiscono e decostruiscono forme in un ritmo materico potente e immediato. La critica lo riconosce come un artista capace di una straordinaria disinibizione cromatica, in cui l’azione diventa struttura e la manualità si trasforma in linguaggio.

“Nel mio viaggio - racconta l’artista - ho un solo principio fondamentale: essere libero, in un mondo che spesso non lo è. È questa urgenza a guidarmi, trasformando la pittura in un atto radicale, fisico e spirituale insieme. Sento che questo mio lato artistico rappresenta un pezzo di me prezioso, a cui non è minimamente possibile rinunciare, così come non si può rinunciare a nutrirsi. Ogni stratificazione, ogni velatura e ogni graffiatura diventano per me un dialogo con la materia stessa: sento la pittura respirare, vibrare e rispondere, come se fosse un organismo vivo. Alcune opere sono studiate, altre improvvise dove il dipingere e lo stato d’animo prendono la guida, senza interpellarmi, io sono solo un tramite. Spesso la rabbia, la noia e lo stupore fanno da sfondo, ma non manca mai l’esperienza vissuta, perché solo attraversando l’esistenza può nascere l’arte pura e incontaminata. Invito chi osserva le mie opere a percepire questa energia, come testimonianza di spontaneità totalmente svincolata. Percepisco la creatività come un’alleata che si autoalimenta e ciò mi spinge oggi anche verso un percorso scultoreo non convenzionale, realizzato con fili di PLA, che presenterò in questa mostra.”


Giuseppe Pavia – L’equilibrio che accoglie l’imprevisto

Nato a Marsala nel 1975, Giuseppe Pavia vive a Borgomanero. Intraprende dal 2020 un viaggio intimo nell’esplorazione del colore, guidato unicamente da una profonda necessità di cambiamento interiore.

La sua poetica si fonda su un dialogo costante tra opposti: stabilità e slancio, riflessione e impulso, forma e rottura.

“L’incontro con la Fluid Art - racconta l’artista - non è stato casuale, ma l’approdo naturale di una ricerca personale che mi ha fornito il linguaggio perfetto per esplorare il mio mondo introspettivo. La mia autonomia di ricerca, libera da dogmi accademici, mi ha permesso di sviluppare una tecnica ibrida e altamente personale. Le mie opere nascono in questo spazio di tensione. La pittura fluida stabilisce l’equilibrio da cui tutto parte, incarnando il lato riflessivo del mio essere; il dripping interviene come l’atto puro, il gesto impulsivo che rompe la forma.”

La fluidità diventa così metafora di un’identità in continuo divenire, mai definitivamente compiuta. Le derive cromatiche e i flussi incarnano stati emotivi, contrasti interiori, rendendo visibile un processo di trasformazione che resta aperto e irrisolto.

Le sue superfici sono espressione di una personalità che poggia su campi di energie differenti: prima la gestione dei pigmenti, guidati e domati; poi l’irruenza con il lancio dei fluidi acrilici, le colature e il gocciolamento che intervengono a spezzare il ritmo, rivelando nuove possibilità. Una pittura che respira come un organismo vivo, sospesa tra quiete, incertezza e detonazione.

Pavia invita inoltre a riconoscere, in quei flussi e in quelle gocce, la dinamica stessa dell’esistenza: un processo in cui la vera armonia non può nascere dal controllo assoluto, ma dal coraggio di accogliere l’ignoto, l’imprevisto e la contraddizione

La mostra è curata da Carla Pugliano, artista riconosciuta a livello internazionale e fondatrice della CathArt Gallery, spazio culturale immersivo nato per favorire il dialogo tra materia e spirito, tra urgenza contemporanea e sperimentazione artistica. Tra gli altri riconoscimenti e partecipazioni, Pugliano è stata insignita del Leone d’Oro alla Triennale di Venezia, ha esposto alla 60ª Biennale di Venezia e alla XIV Florence Biennale. Dal 2025 è, inoltre, Consulente artistico per l’Atlante dell’Arte Contemporanea (Giunti) che verrà presentato al MoMA di New York. Le sue opere sono in collezioni private, istituzionali e museali.


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