MUSICA: A VILLA NECCHI CAMPIGLIO A MILANO I SOLISTI VENETI PER IL FAI 2026
I SOLISTI VENETI PER IL FAI 2026 A MILANO
Settima edizione
IL CLAVICEMBALO DI BACH
Villa Necchi Campiglio, Milano venerdì 2 ottobre, ore 21 I Solisti Veneti diretti da Giuliano Carella con la partecipazione di Roberto Loreggian, clavicembalo Programma: JOHANN SEBASTIAN BACH Concerto in la maggiore BWV 1055 per clavicembalo e archi Concerto in fa minore BWV 1056 per clavicembalo e archi Concerto in re maggiore BWV 1054 per clavicembalo e archi
È dedicato al clavicembalo di Johann Sebastian Bach l’ultimo appuntamento della settima edizione del ciclo concertistico “I Solisti Veneti per il FAI”. Venerdì 2 ottobre 2026, alle ore 21, a Villa Necchi Campiglio a Milano I Solisti Veneti, diretti da Giuliano Carella, con la partecipazione di Roberto Loreggian al clavicembalo, saranno protagonisti di una serata che inaugura l’integrale dei Concerti per uno, due, tre e quattro clavicembali di Johann Sebastian Bach, progetto destinato a svilupparsi nel tempo attraverso i diversi organici previsti dal compositore. Il concerto assume così un duplice significato: da una parte l’avvio di un percorso dedicato a uno dei più straordinari capitoli della produzione strumentale bachiana; dall’altra, la conclusione del Festival 2026, che ancora una volta ha portato la musica nei Beni del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, trasformando ville, castelli e dimore storiche in spazi di ascolto, conoscenza e condivisione.
Con questo appuntamento prende avvio l’integrale dei Concerti per uno, due, tre e quattro clavicembali di Johann Sebastian Bach. Il progetto parte da tre concerti per clavicembalo e archi: il Concerto in la maggiore BWV 1055, il Concerto in fa minore BWV 1056 e il Concerto in re maggiore BWV 1054.
Sono pagine appartenenti alla grande stagione della produzione concertistica bachiana di Lipsia, quando Bach, oltre all’intensa attività nella musica sacra, era impegnato anche nella direzione del Collegium Musicum, l’ensemble con il quale si esibiva pubblicamente in diversi luoghi della città. I concerti per clavicembalo nascono in questo ambiente e trasformano lo strumento a tastiera in un autentico protagonista del discorso orchestrale. Il clavicembalo, che nella tradizione barocca era soprattutto strumento del continuo e della realizzazione armonica, assume qui una nuova centralità: diventa solista, interlocutore e motore dell’invenzione musicale. È uno dei grandi paradossi della scrittura bachiana: uno strumento privo della possibilità di sostenere a lungo il suono viene trasformato da Bach in una voce capace di straordinaria intensità, grazie alla rapidità delle figurazioni, alla ricchezza del contrappunto e alla costruzione di un rapporto serrato con l’orchestra.
Il programma si apre con il Concerto in la maggiore BWV 1055, pagina luminosa e raffinata, probabilmente derivata da una precedente composizione per oboe d’amore. La parte del clavicembalo conserva infatti una particolare qualità cantabile, soprattutto nel movimento centrale, nel quale la scrittura assume quasi il carattere di un lamento operistico. È un esempio perfetto della capacità di Bach di trasformare il materiale musicale e di adattarlo a un nuovo strumento senza perdere la propria identità. Il clavicembalo non si limita a riprodurre una melodia: la ornamenta, la articola, la arricchisce di figure e la trasforma in una linea espressiva di grande intensità.
Nel rapporto con gli archi, il solista costruisce un dialogo fatto di imitazioni, risposte e contrasti, mentre l'orchestra contribuisce a creare una trama armonica e ritmica di grande compattezza.
Il Concerto in fa minore BWV 1056 introduce una dimensione più raccolta e malinconica. La tonalità di fa minore conferisce alla pagina un carattere immediatamente più introspettivo, ma Bach non costruisce un percorso uniformemente cupo. Al contrario, l’energia dei movimenti estremi e la luminosità improvvisa di alcuni episodi creano un continuo gioco di chiaroscuri. Il movimento centrale è particolarmente celebre: la sua melodia deriva infatti dall’Andante del Concerto per flauto in sol maggiore TWV 51 di Georg Philipp Telemann, che Bach rielabora e integra nel proprio linguaggio. Lo stesso materiale sarà poi utilizzato da Bach nella cantata Ich steh mit einem Fuß im Grabe, BWV 156. È un esempio straordinario di come Bach sappia appropriarsi di un materiale preesistente trasformandolo in qualcosa di nuovo: non una semplice trascrizione, ma una vera metamorfosi musicale.
Chiude il programma il Concerto in re maggiore BWV 1054, una delle pagine più luminose e virtuosistiche del repertorio bachiano per clavicembalo. Il concerto deriva dal Concerto per violino in mi maggiore BWV 1042: Bach trasferisce la parte solistica dal violino al clavicembalo, dimostrando ancora una volta la straordinaria elasticità della propria scrittura. Questo passaggio è particolarmente significativo perché rivela il rapporto profondo tra Bach e la tradizione italiana del concerto. Bach aveva studiato attentamente la musica di Antonio Vivaldi, assimilando il principio del contrasto tra solo e tutti, la struttura tripartita veloce-lento-veloce e il sistema del ritornello, nel quale il materiale orchestrale ritorna periodicamente a scandire il percorso del movimento. Ma nel momento in cui Bach fa propria questa forma, la trasforma attraverso il proprio linguaggio contrappuntistico. Il risultato è un incontro straordinario tra la teatralità del concerto italiano e la densità intellettuale della scrittura tedesca.
Il clavicembalo diventa così il luogo nel quale queste due tradizioni si incontrano: brillantezza, virtuosismo e immediatezza da una parte; rigore, polifonia e complessità dall’altra. La serata permette dunque di seguire una delle trasformazioni più affascinanti della musica barocca: quella che porta il clavicembalo da strumento fondamentale dell’accompagnamento a protagonista assoluto del concerto.
A interpretare questo repertorio, insieme a I Solisti Veneti diretti da Giuliano Carella, sarà Roberto Loreggian, uno dei più affermati clavicembalisti al mondo, che vanta centinaia di incisioni discografiche e che si è esibito sui più importanti internazionali.
Dopo aver attraversato nel corso dell’anno luoghi storici e dimore d’arte, dalla musica di Vivaldi a quella di Mozart, Händel, Tartini e Bach, il Festival si chiude proprio nel segno del compositore che più di ogni altro seppe raccogliere, elaborare e trasformare le diverse tradizioni musicali del suo tempo.
Il concerto di Bach diventa così una sorta di ponte tra passato e futuro: conclude il Festival 2026, ma contemporaneamente apre un nuovo percorso dedicato all’integrale dei Concerti per uno, due, tre e quattro clavicembali. Un finale che è dunque anche un nuovo inizio.
Nato dalla collaborazione tra I Solisti Veneti e il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS, il Festival conferma la propria vocazione a mettere in relazione Musica, Arte, Storia e Architettura. Ogni concerto diventa infatti un’occasione per vivere il patrimonio culturale in una dimensione diversa, nella quale la musica entra in dialogo con gli spazi, la storia e le opere che li abitano. A ospitare la serata conclusiva è ancora una volta Villa Necchi Campiglio, una delle più importanti dimore della Milano del Novecento: progettata da Piero Portaluppi per la famiglia Necchi Campiglio e realizzata tra il 1932 e il 1935, la villa rappresenta una straordinaria sintesi tra modernità, eleganza e tradizione.
Biglietti concerti:
€ 25,00 intero; € 20,00 ridotto iscritti FAI; € 10,00 ridotto studenti e under 12.
Info e acquisto biglietti concerto: www.solistiveneti.it
Prima del concerto sarà possibile visitare Villa Necchi Campiglio. La visita agli interni non è inclusa nel biglietto del concerto. Acquista il biglietto per la visita a Villa Necchi Campiglio











