martedì 1 maggio 2018

L'ULTIMO LENZUOLO BIANCO : AL TEATRO NUOVO L'INFERNO E IL CUORE DELL'AFGHANISTAN


Venerdì 4 maggio 2018 ore 21:00
presso Cinema Teatro Nuovo (V.le dei Mille, 39 – Varese)
TEATRO BLU, COMPAGNIA ANNA BONOMI e COOPUF TEATRO presentano
L’ULTIMO LENZUOLO BIANCO
IL PUNTO BIANCO NEL CUORE DELL’UOMO
di Roberta Colombo
Spettacolo teatrale tratto dal libro autobiografico di Farhad Bitani “L’ultimo lenzuolo bianco – L’inferno e il cuore dell’Afghanistan”.
Con Martino Iacchetti, Fabrizio Cadonà e Clarissa Pari.
Musiche di Marcello Franzoso. Sceneggiatura di Roberta Colombo.
Regia di Silvia Priori e Roberto Gerbolès.
Lo spettacolo porta in scena la storia vera di Farhad Bitani, ex capitano dell’esercito afgano e figlio di un importante generale dei mujaheddin, testimone della dura e atroce realtà di un paese come l’Afghanistan sottomesso al fondamentalismo radicale, di come abbia abbandonato la sua vita, sia arrivato in Italia ed oggi spenda il suo tempo a raccontare come dalla guerra possa nascere la speranza, come un musulmano possa convivere col fratello cristiano in nome dello stesso Dio. Farhad, nato nella culla del fondamentalismo e della violenza in nome di Dio, cresce pensando che quella che sta vivendo sia normalità, senza la consapevolezza dell’esistenza di una vita diversa, di un’altra verità, di un altro Islam che non sia quello delle lapidazioni, dei talebani, dei bambini abituati alla guerra, delle ricchezze e dei divertimenti sfrenati e perversi di chi comanda. Dopo varie vicissitudini storiche e personali, nel 2004 il padre di Farhad viene nominato addetto militare presso l’Ambasciata dell’Afghanistan in Italia e nel 2005 la famiglia si stabilisce a Roma. Il contatto con la realtà italiana, con i cristiani e con quello stile di vita che nella sua mentalità di nascita era condannato come “infedele”, comincia a provocare in Farhad un grande cambiamento: dai piccoli gesti quotidiani e dalla conoscenza con il diverso matura in lui la voglia del dialogo e la necessità di denunciare e testimoniare quello che ha vissuto e che gli insegnavano come “giusto”. La svolta arriva nel 2011, durante un periodo di licenza in Afghanistan, quando subisce un attentato da parte di un commando di Talebani. Sopravvissuto miracolosamente all’attacco, inizia una riflessione sulla propria vita che lo conduce a un radicale cambiamento: depone le armi, chiede ed ottiene asilo in Italia. Da allora, piano piano, con piccoli gesti, la vita di Farhad è cambiata, ha iniziato a rileggere la sua esistenza e quello in cui aveva creduto da bambino con occhi diversi, decidendo di cambiare radicalmente e di portare avanti una missione al servizio della verità e della collaborazione.
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