ARTE E TURISMO: PADOVA DA SCOPRIRE E DA VIVERE CHE CRESCE NELLA MOSTRA DI FRANCESCO MANSUTTI E GINO MIOZZO

 


PADOVA LA CITTA' CHE CRESCE

DA SCOPRIRE E DA VIVERE

La cittร  come organismo vivo, attraversato da trasformazioni profonde e da visioni progettuali capaci di interpretare prospettive, evoluzioni e bisogni, รจ al centro della mostra “Francesco Mansutti e Gino Miozzo. Padova, la cittร  che cresce”, in programma dal 17 maggio al 31 luglio 2026 a Palazzo del Monte, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo

Promossa dalla Fondazione Barbara Cappochin e curata da Elena Svalduz e Stefano Zaggia dell’Universitร  degli Studi di Padova, l’esposizione, realizzata con il contributo della Fondazione Cariparo, si inserisce in un percorso di valorizzazione volto a coinvolgere un pubblico ampio nella conoscenza delle trasformazioni urbane del Novecento

Francesco Mansutti e Gino Miozzo protagonisti di una mostra a Palazzo del Monte La cittร  come organismo vivo, attraversato da trasformazioni profonde e da visioni progettuali capaci di interpretarne prospettive, evoluzioni e bisogni, รจ al centro della mostra “Francesco Mansutti e Gino Miozzo. Padova, la cittร  che cresce”, in programma dal 17 maggio al 31 luglio 2026 a Palazzo del Monte, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

Promossa dalla Fondazione Barbara Cappochin e curata da Elena Svalduz e Stefano Zaggia dell’Universitร  degli Studi di Padova, l’esposizione si inserisce in un percorso di valorizzazione volto a coinvolgere un pubblico ampio nella conoscenza delle trasformazioni urbane del Novecento.

«Questa mostra rappresenta un’occasione importante per riscoprire il valore dell’architettura come strumento di costruzione della comunitร  e della qualitร  urbana. La Fondazione Cariparo conferma il proprio impegno nel sostenere iniziative culturali capaci di generare consapevolezza e dialogo tra cittadini, studiosi e professionisti», dichiara Gilberto Muraro, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

In questo percorso va vista per continuitร  anche la mostra dedicata a Calabi, realizzata due anni fa sempre a Palazzo del Monte, che aveva indagato l’inserimento dell’architettura moderna in un contesto storico stratificato.

Con “Padova, la cittร  che cresce”, l’attenzione si sposta ora su una diversa ma complementare stagione progettuale, mettendo in luce come, nel corso del Novecento, la riflessione sulla cittร  si sia sviluppata attraverso approcci plurali ma convergenti.

«Mansutti e Miozzo contribuirono a ridisegnare il volto di Padova attraverso edifici pubblici e privati, interventi di edilizia residenziale e di servizio: il grande magazzino Coin, il Monoblocco ospedaliero, il quartiere Forcellini testimoniano una visione dell’architettura come bene collettivo, capace di tenere insieme modernitร  e qualitร  della vita», riflette Gilberto Muraro di Fondazione Cariparo. Dalla mostra emerge infatti un filo rosso che attraversa le iniziative promosse dai due architetti congiuntamente: uno sguardo sulla cittร  intesa come laboratorio critico, luogo di stratificazione e campo di sperimentazione progettuale, dove la ricerca architettonica si misura costantemente con le trasformazioni sociali, economiche e culturali.

«Il lavoro di Mansutti e Miozzo ci restituisce una lezione ancora attuale: la capacitร  di coniugare innovazione e responsabilitร  civile, progetto e contesto. รˆ una testimonianza preziosa per chi oggi si confronta con le necessarie trasformazioni della cittร », afferma Giuseppe Cappochin, Presidente della Fondazione Barbara Cappochin.

Il sodalizio tra Francesco Mansutti (1899–1969) e Gino Miozzo (1898–1969) attraversa quasi interamente il Novecento italiano, articolandosi tra Razionalismo, guerra, ricostruzione e boom economico. La loro attivitร  trova a Padova un laboratorio privilegiato, dove i due operano su piรน scale, contribuendo in modo significativo alla trasformazione urbana.

«Dagli interventi nel centro storico agli sviluppi nei quartieri periferici, fino ai grandi progetti per servizi e infrastrutture – spiegano i curatori - il loro lavoro si distingue per una costante attenzione al rapporto tra architettura e cittร , tra forma e uso, tra innovazione tecnica e continuitร  urbana».

La loro vicenda professionale si colloca in una posizione autonoma rispetto al canone piรน noto dell’architettura italiana del Novecento. Mansutti e Miozzo sviluppano una pratica progettuale fortemente radicata nella dimensione concreta della cittร , dove l’architettura diventa strumento di mediazione tra bisogni sociali, esigenze funzionali e continuitร  storica.

L’adesione al Razionalismo non si esaurisce in un linguaggio formale, ma si traduce in un metodo progettuale fondato su chiarezza distributiva, leggibilitร  strutturale e attenzione alle relazioni spaziali. Ciรฒ che emerge con maggiore evidenza รจ la capacitร  di adattare questi principi alla complessitร  del contesto urbano esistente.

A Padova il loro lavoro si confronta con un tessuto stratificato: gli edifici di via Altinate, cosรฌ come il grande magazzino Coin, mostrano una costante attenzione al rapporto con il contesto urbano. Ne emerge un equilibrio tra identitร  architettonica e integrazione nel tessuto della cittร .

Nei quartieri INA Casa e negli interventi periferici, l’attenzione si sposta sulla dimensione collettiva dell’abitare. Qui l’architettura assume un ruolo infrastrutturale, organizzando spazi aperti, percorsi e per costruire un’idea di comunitร .

Anche nei progetti per le grandi attrezzature urbane emerge una riflessione sulla scala e sulla complessitร  funzionale, affrontata attraverso soluzioni che coniugano standardizzazione e adattamento, in un equilibrio che anticipa temi oggi centrali nel dibattito contemporaneo.

La mostra restituisce questa pluralitร  di approcci attraverso un dispositivo narrativo che mette in relazione materiali eterogenei – disegni, fotografie, documenti – ed evidenziando il progetto come processo e non solo come esito conclusivo.

Rileggere oggi l’opera di Mansutti e Miozzo significa interrogarsi su una modernitร  autentica, meno iconica ma profondamente radicata nella costruzione quotidiana della cittร . Una modernitร  capace di operare per continuitร , di lavorare sulla durata e di riconoscere nel progetto uno strumento critico per interpretare e trasformare la realtร  urbana.

Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso disegni, fotografie e materiali d’archivio, offrendo una lettura articolata del contributo di questi due architetti e restituendo la complessitร  di una stagione fondamentale per la costruzione di Padova come cittร  contemporanea.

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