ARTE A MILANO: A PALAZZO CITTERIO "I MAESTRI DI BRERA.INSEGNARE L'ARTE" CON LA PARTECIPAZIONE DI RENATA BOERO

 



ARCHIVIO RENATA BOERO 

Renata Boero partecipa alla mostra 

"I Maestri di Brera.Insegnare l’arte"

A cura di Giovanni Iovane e Marina Gargiulo

Palazzo Citterio- Sala Stirling 30 ottobre 2026 - 10 gennaio 2027

Partecipazione di Renata Boero alla mostra I Maestri di Brera. Insegnare l’arte, in apertura il 30 ottobre a Palazzo Citterio, a Milano, nell’ambito delle celebrazioni per i 250 anni dell’Accademia di Belle Arti di Brera.

Accanto a grandi protagonisti dell’arte moderna e contemporanea, la mostra offre l’occasione per riscoprire il percorso di Boero, artista dalla ricerca radicale e indipendente, e il suo approccio all’insegnamento, fondato sulla libertà di ciascuno di trovare il proprio linguaggio.

A Palazzo Citterio i 250 anni dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Dai Cromogrammi alle Germinazioni, una ricerca in cui la natura diventa linguaggio. E un’idea dell’insegnamento fondata sulla libertà.

Che cosa significa insegnare arte senza chiedere agli studenti di seguire le proprie orme? Per Renata Boero, significa trasmettere passione e curiosità, offrire strumenti e conoscenze, ma soprattutto aiutare ciascuno a trovare la propria strada. Un principio che dice molto del suo modo di intendere l’arte: una pratica che richiede rigore e conoscenza, ma non accetta modelli precostituiti, una ricerca che si costruisce nel tempo, senza rinunciare all’indipendenza. È con questa attitudine che Boero ha attraversato oltre sessant’anni di ricerca, sviluppando un linguaggio personale, difficilmente riconducibile a una singola corrente. Ed è anche questa visione a rendere significativa la sua presenza in I Maestri di Brera. Insegnare l’arte, la mostra curata da Giovanni Iovane e Marina Gargiulo, in apertura il 30 ottobre nella Sala Stirling di Palazzo Citterio, a Milano. L’esposizione nasce in occasione dei 250 anni dalla fondazione dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ripercorre il contributo di artisti che hanno intrecciato la propria attività creativa con l’insegnamento, facendo dell’Accademia non soltanto un luogo di trasmissione del sapere, ma anche uno spazio di sperimentazione e rinnovamento. Il percorso attraversa diverse generazioni: da Adolfo Wildt, Carlo Carrà, Arturo Martini e Achille Funi, protagonisti del passaggio dalla tradizione ottocentesca alla modernità, a Marino Marini e Gastone Novelli, fino ai linguaggi contemporanei di Alik Cavaliere, Luciano Fabro, Rodolfo Aricò, Grazia Varisco e Renata Boero. Accanto a loro, Alberto Garutti, Fausta Squatriti, Giuseppe Maraniello e Ugo La Pietra testimoniano l’eredità di un insegnamento capace di incidere sulle generazioni successive.

In questo contesto, Boero rappresenta una ricerca che ha fatto della libertà individuale una condizione necessaria del lavoro artistico. «Un cane sciolto», si è definita lei stessa, spiegando la propria distanza dagli schieramenti e dai movimenti. Non per estraneità al proprio tempo, ma per la necessità di trovare una direzione autonoma, senza lasciare che le categorie critiche finissero per contenere la complessità del suo lavoro.

La natura non si rappresenta, si lascia agire: il punto di svolta della sua ricerca risale agli anni Cinquanta e Sessanta, quando l’esperienza nel laboratorio di restauro di Palazzo Rosso a Genova, al fianco di Caterina Marcenaro, la porta a studiare i pigmenti naturali e le trasformazioni del colore. Da quella scoperta nasce un’indagine che si allontana progressivamente dalla rappresentazione per concentrarsi sulla materia stessa, sulle sue reazioni e sulla memoria che custodisce. Radici, spezie, erbe, cocciniglia, curcuma e ratania non sono semplici strumenti per ottenere determinate tonalità ma materiali vivi, portatori di storie e significati simbolici che intervengono attivamente nella formazione dell’opera. È la natura, con i suoi ritmi e le sue trasformazioni, a diventare parte del processo creativo. Nei Cromogrammi, avviati negli anni Sessanta, grandi tele vengono immerse in infusi naturali, piegate secondo griglie regolari e lasciate a contatto con l’aria, gli agenti atmosferici o il terreno. Il colore si deposita, si modifica, reagisce. La piega organizza la superficie, ma non ne determina interamente l'esito: il tempo entra nell'opera e ne diventa coautore. Non una pittura che descrive il mondo naturale, dunque, ma un processo che ne accoglie direttamente l'azione. Questa ricerca continua negli Specchi, nelle Ctoniografie e nelle Germinazioni, infinite declinazioni di un unico processo, dove le trasformazioni dei pigmenti producono variazioni cromatiche, tracce e forme organiche e il sotterramento delle tele intensifica i processi di macerazione e trasformazione della materia.

Le esperienze ambientali degli anni Settanta, dai teli disposti tra i ruderi di Righi, sulle alture di Genova, all'intervento sulla spiaggia dei Cantieri Navali Baglietto di Varazze, portano questa ricerca fuori dallo studio. L'opera si confronta direttamente con il paesaggio, con l'architettura e con gli elementi naturali, diventando parte di uno spazio in trasformazione. Il risultato è un linguaggio nel quale il colore supera la dimensione visiva per farsi esperienza della materia, del tempo e della memoria. Un lavoro che continua a interrogare il rapporto tra essere umano e natura senza ricorrere a una rappresentazione illustrativa, ma attraverso la possibilità concreta di lasciare che i processi naturali accadano.

La stessa autonomia che caratterizza la ricerca di Boero è alla base della sua esperienza didattica a Brera. Per l'artista, insegnare non significa trasmettere un modello da replicare, ma fornire gli strumenti per costruire un linguaggio personale. La conoscenza della storia dell'arte, la padronanza dell'alfabeto pittorico e la disciplina del lavoro sono fondamentali, ma devono accompagnarsi alla curiosità e alla capacità di riconoscere le proprie inclinazioni. «Instillare passione e curiosità», è la sintesi che Boero offre del proprio metodo. Il compito dell'insegnante è cercare di far emergere quella scintilla che può diventare una bussola, accompagnando lo studente senza sostituirsi alla sua ricerca. Non tutti sono destinati a diventare artisti, osserva, ma un'esperienza formativa può comunque contribuire a orientare il percorso di una persona, lasciando un segno che va oltre gli anni trascorsi in Accademia. Non è un caso che, parlando del proprio lavoro, Boero insista sulla necessità di evitare le classificazioni. La sua pittura non nasce dall'adesione a un programma teorico, ma dall'incontro tra studio, osservazione, intuizione e pratica quotidiana. Allo stesso modo, il suo insegnamento non mira a riprodurre un'estetica, ma a mettere ciascuno nelle condizioni di scoprire la propria. È qui che la sua presenza in I Maestri di Brera. Insegnare l'arte acquista un significato particolare. La mostra celebra il ruolo dell'Accademia nella formazione degli artisti e nella trasformazione dei linguaggi, ma invita anche a interrogarsi su cosa venga davvero trasmesso da un maestro: non necessariamente uno stile o una tecnica, quanto piuttosto un metodo di ricerca, un'attitudine, la possibilità di guardare il mondo da una prospettiva autonoma. Nel caso di Renata Boero, questa eredità coincide con un invito a non fermarsi alle tracce già visibili. Perché l'arte, come la materia che attraversa il suo lavoro, continua a trasformarsi. E perché insegnare, in fondo, significa anche accettare che chi viene dopo possa trovare una strada diversa dalla propria.



Biografia di Renata Boero

Renata Boero nasce a Genova, trascorre l’infanzia a Torino e quindi si trasferisce in Svizzera dove compie studi umanistici. Tornata a Genova si iscrive al Liceo Artistico dove è allieva di Emilio Scanavino. Nel 1959 espone un’opera alla Quadriennale di Roma, manifestazione a cui partecipa anche nel 1986 e nel 1999. Negli anni Sessanta collabora come restauratrice con Caterina Marcenaro e da quest’esperienza prende avvio l’idea che la tela, per dialogare con lo spazio, deve essere libera dal telaio e inoltre inizia un appassionante lavoro di documentazione sulle sostanze naturali che darà origine ai Cromogrammi. Nel 1974 inaugura la serie degli Specchi; con queste opere, una delle quali esposta per la prima volta nel 1978 all’International Cultureel Centrum di Anversa, è invitata alla Biennale di Venezia nel 1982.

Dagli anni Ottanta continua la sua ricerca artistica che la vede impegnata in diverse serie: Blu di legno, Architetture, Enigmi, Crani, Acquarelli di San Diego, fino a quella più attuale con le Germinazioni.

Renata Boero vive e Lavora a Milano


I MAESTRI DI BRERA. Insegnare l'arte

A cura di Giovanni Iovane e Marina Gargiulo

Palazzo Citterio, Sala Stirling Via Brera 12, Milano

30 ottobre 2026 - 10 gennaio 2027

Orari: da martedì a domenica, 8.30-19.15 (ultimo ingresso ore 18.00).

Biglietti: Grande Brera € 20; solo Palazzo Citterio € 12 intero, € 8 ridotto.

Informazioni: palazzocitterio.org


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