LIBRI: STEFANO RAUSEI A VARESE PRESENTA "L'ESTREMO DEL MINIMO. ANATOMIA DEL BUON SENSO" IN DIALOGO CON BARBARA ZANETTI

 


"L'ESTREMO DEL MINIMO. ANATOMIA DEL BUON SENSO" 

DI STEFANO RAUSEI A VARESE

La Libreria Feltrinelli di Varese ospita la presentazione di "L’estremo del minimo. Anatomia del buon senso" di Stefano Rausei(in foto), pubblicato da Luca Sossella editore

L’autore dialogherà con Barbara Zanetti

https://lucasossellaeditore.it/libro/lestremo-del-minimo/

Quanto spetterà a all'autore dalle vendite del libro sarà completamente devoluto alla Comunità “Il Pezzettino” di Varese, che si occupa di bambini vittime di abuso e maltrattamento intrafamiliare che per motto ha scelto, guarda il caso, “La Cura, cura”

Libreria Feltrinelli di Varese, in Corso Aldo Moro 3

Sabato 17 ottobre 2026, alle ore 17:00

Che cosa insegna una professione nella quale ogni decisione può cambiare la vita di un’altra persona? E come si impara a mettere alla prova le proprie convinzioni senza perdere i valori che le hanno generate? Sono le domande che attraversano il libro di Rausei, chirurgo generale esperto di chirurgia oncologica e direttore della Chirurgia Generale di Cittiglio e Angera dell’ASST Sette Laghi.

Sulla soglia dei cinquant’anni, l’autore sceglie di guardare dentro la propria storia con l’attenzione maturata nel lavoro. Dall’infanzia nelle Marche, in una famiglia di artigiani, alla formazione al Policlinico Gemelli di Roma e al trasferimento in Lombardia, il racconto segue gli incontri e le esperienze che hanno costruito il suo modo di vivere e di curare. Varese occupa un posto importante in questo percorso: è la città in cui prendono forma una nuova fase professionale e la famiglia costruita con la moglie Manuela, anch’essa medico. 

Le pagine dedicate alla scuola, al calcio, alla musica, alla spiritualità e ai figli si intrecciano con quelle della vita ospedaliera. Al centro ci sono i pazienti: persone con una storia, una paura, un’attesa, che interrogano il medico anche quando la competenza tecnica incontra il proprio limite. La malattia della madre rende ancora più intima la riflessione sulla cura, sulla dignità e sul rispetto delle volontà di chi soffre.

Il titolo esprime la ricerca di un equilibrio fra la fedeltà ai valori ricevuti e la disponibilità a rivedere le proprie certezze nell’incontro con gli altri. È ciò che Rausei chiama «estreminimo»: un buon senso che cresce attraverso l’esperienza, gli errori e la responsabilità. Con una scrittura che alterna ironia e partecipazione, l’autore affronta anche le contraddizioni della sanità, le difficoltà della formazione e il compito di trasmettere ai giovani competenza e fiducia.

L’incontro del 17 ottobre sarà un’occasione per discutere come la cura e la responsabilità prendano forma nei rapporti con i pazienti, con i colleghi e nella vita familiare.




Sabato 17 ottobre 2026 

ore 17:00

Libreria Feltrinelli corso Aldo Moro 3, Varese 

L’autore in dialogo con Barbara Zanetti Giornalista presso il Quotidiano "La Prealpina" di Varese (in foto)

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Stefano Rausei 

L’estremo del minimo. Anatomia del buon senso 

Luca Sossella editore, 2026, ISBN 9791259981271, 20,00 euro 

www.lucasossellaeditore.it



Stefano Rausei 

L’estremo del minimo

Anatomia del buon senso

"Carissimi amiche e amici, ci siamo. Il mio libro “L’estremo del minimo. Anatomia del buon senso” è disponibile all’acquisto in ogni libreria, virtuale e reale. Per me è stato un meraviglioso percorso di due anni, durante il quale ho sentito che il superamento della metà del tempo che mi è concesso su questa terra meritasse un bilancio. È il racconto della mia vita, fin da principio. Con tutti gli episodi e gli incontri, anche parecchio inusuali, che l’hanno contraddistinta e migliorata. È un inno al cambiamento in ragione di quegli episodi e di quegli incontri. È il racconto di un bambino normalissimo, che sceglie di fare il medico prima e il chirurgo poi. Con l’entusiasmo, la passione e la perseveranza, le difficoltà, gli ostacoli e le storture che il cammino presuppone. In una misura che prende ancora più valore quando al centro c’è l’essere umano e il prendersene cura. Credo ne sia uscita una storia, a tratti avvincente, fatta di tenacia, resilienza e buon senso, declinati in ogni aspetto del vivere. Nessuna presunzione di insegnamento. Solo orgoglio di narrazione. E senso di riconoscenza per le persone, non ultimi i pazienti, che in questa avventura sono state e sono al mio fianco. Spero possa piacervi. Spero possiate trovarvi anche soltanto uno spunto di riflessione".

Quanto spetterà a all'autore dalle vendite del libro sarà completamente devoluto alla Comunità “Il Pezzettino” di Varese, che si occupa di bambini vittime di abuso e maltrattamento intrafamiliare che per motto ha scelto, guarda il caso, “La Cura, cura”.

https://www.facebook.com/stefano.rausei


Sintesi del libro

L’estremo del minimo. Anatomia del buon senso racconta la formazione umana e professionale di Stefano Rausei, chirurgo che, sulla soglia dei cinquant’anni, rivolge verso se stesso lo stesso sguardo con cui esplora il corpo dei pazienti. Ricostruisce le esperienze che hanno orientato il suo modo di vivere e di curare, interrogando convinzioni, errori e incontri decisivi. La scrittura intreccia memoria, riflessione e diario; accoglie lettere e canzoni, alternando ironia, commozione e giudizi severi sul mondo che lo circonda.

Il titolo racchiude il movimento del libro. Rausei chiama «estreminimo» l’incontro fra l’attaccamento radicale ai valori familiari e la ricerca di un terreno comune con gli altri. Dignità, buona educazione, rispetto e senso del dovere sono il nucleo della sua educazione. L’esperienza gli insegna che la propria idea del giusto deve confrontarsi con bisogni e prospettive differenti. Il buon senso si costruisce così: richiede di correggersi, riconoscere i limiti del proprio punto di vista e mantenere una direzione quando le certezze vacillano.

Le radici sono nelle Marche, fra Cupra Marittima e San Benedetto del Tronto. La storia familiare attraversa privazioni, adozioni, lavoro e riscatto: la madre, segnata da un’infanzia dolorosa, e il padre tappezziere trasmettono ai figli una disciplina del vivere. Il valore delle cose si misura nello sforzo per ottenerle, nell’onestà del lavoro e nella cura dei legami. Il mondo artigiano paterno resta un riferimento per il chirurgo, che ritroverà nell’uso delle mani e nella responsabilità del gesto una continuità con quell’apprendistato domestico.

Scuola, sport, musica e spiritualità sono altri luoghi di formazione. Gli insegnanti lasciano tracce attraverso l’esempio e la fiducia; il calcio educa alla fatica, alla sconfitta e alla squadra. La musica dà voce alle emozioni e diventerà uno spazio di condivisione con la figlia. La fede si intreccia con la curiosità scientifica e lo stupore davanti all’universo, insieme alla critica delle istituzioni religiose. Si precisano così l’impulsività dell’autore, il desiderio di capire e la necessità di misurarsi con qualcosa che supera la propria persona.

La scelta di medicina conduce Rausei a Roma, al Policlinico Gemelli. La chirurgia risponde al desiderio di comprendere il problema e rendersi utile attraverso un gesto concreto. La formazione e il lavoro mostrano anche gerarchie oppressive, dipendenze personali, precarietà e promesse disattese. Rausei racconta il distacco dall’ambiente in cui è cresciuto e il trasferimento in Lombardia con la moglie Manuela. Varese diventa un luogo decisivo della nuova vita familiare e professionale. Emerge una difesa della competenza, dell’autonomia e della dignità di chi lavora.

L’esperienza ospedaliera apre una riflessione su medicina e società. Rausei critica la burocrazia che sottrae tempo alla cura, la riduzione dell’attività clinica a indicatori economici, le carriere fondate sull’appartenenza e la distanza fra medici e cittadini. Affronta le aspettative di guarigione, la paura dell’errore e la medicina difensiva. L’analisi mantiene il tono di una testimonianza: esprime la delusione per ciò che ostacola il lavoro, insieme al desiderio di restituire fiducia e sostenibilità al servizio sanitario.

Le storie dei pazienti sono il centro emotivo del volume. Teo, Mimmo e le altre persone incontrate restituiscono un volto alle diagnosi: ogni cura coinvolge speranze, affetti e paure. Le complicanze costringono il chirurgo a misurarsi con la vulnerabilità del paziente e con la propria. La fiducia cresce nella sincerità delle parole e nella disponibilità a restare accanto a chi soffre. Rausei insiste sulla prudenza, sul rispetto delle volontà del malato e sulla capacità di riconoscere quando un trattamento rischia di prolungare soltanto la sofferenza. Il buon senso assume il peso delle conseguenze.

La malattia della madre porta la riflessione dentro la famiglia. Di fronte alla demenza e al declino irreversibile, Rausei deve conciliare il ruolo di figlio con quello di medico. Il dolore rende più urgente l’interrogazione sulla dignità e sul fine vita. Nei capitoli sulla ricerca e sulla responsabilità, il racconto torna al lavoro: difende il rigore scientifico, denuncia le distorsioni della competizione accademica e propone una guida del reparto fondata sull’esempio, sull’ascolto e sulla formazione dei giovani. Anche chi dirige deve imparare e rispondere delle proprie scelte.

Il percorso si chiude con i figli e con l’impegno a educarli lasciando spazio alla loro diversità. La paternità rinnova la domanda del libro: come custodire ciò in cui si crede e continuare a cambiare attraverso gli altri? L’estremo del minimo consegna una vita aperta, nella quale la maturità si misura nella capacità di assumersi responsabilità senza irrigidirsi nelle proprie convinzioni. Il buon senso è un esercizio quotidiano di attenzione, studio e misura, che lega il modo di essere persone al modo di esercitare una professione.


luca sossella editore 

www.lucasossellaeditore.it

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