TURISMO: VACANZE IN SVIZZERA TRA ARTE, FANTASY E LA PASSIONE PER LA BICICLETTA TRA PAESAGGI DAL FASCINO UNICO
Svizzera: l’arte degli esclusi, il fantasy e la passione per la bici.
Losanna: la Collection de l’Art Brut festeggia 50 anni nel 2026 con la mostra “Dalle origini della collezione al presente”.
Dal 28 febbraio al 27 settembre 2026. Il concetto di Art Brut risale alla metà del XX secolo, quando Jean Dubuffet (1901-1985), artista di successo a pieno titolo, sviluppò un vivo interesse per le opere prodotte al di fuori dei confini dei circoli artistici convenzionali.
Dubuffet, il primo vero teorico dell'Art Brut, coniò il termine nell'estate del 1945, quando visitò ospedali psichiatrici, prigioni e collezioni di arte etnografica e di altro genere in Svizzera alla ricerca di opere interessanti. I medici, gli artisti e i direttori di musei che incontrò durante questo viaggio furono determinanti nell'aiutare Dubuffet a costruire la sua collezione allora nascente e a sviluppare il concetto e i suoi principi fondamentali, che egli perfezionò attraverso le sue successive riflessioni e scoperte – prima in Svizzera, poi in Francia e altrove.
La Svizzera ha quindi svolto un ruolo fondamentale nella nascita di un nuovo genere che ha sfidato le categorie e le definizioni prevalenti e ha contribuito ad attirare l'attenzione sul lavoro degli artisti outsider autodidatti. La mostra per il 50° anniversario Art Brut in Svizzera: dalle origini della collezione ad oggi e la pubblicazione che l'accompagna raccolgono i contributi di numerosi artisti e autori per esplorare i legami stretti e duraturi di Dubuffet con la Svizzera, un rapporto che lo ha portato a donare la sua collezione alla città di Losanna nel 1971 affinché fosse conservata a lungo termine ed esposta al pubblico.
La mostra presenta una selezione di disegni, dipinti, sculture, ricami, scritti e assemblaggi provenienti dalla collezione della Collection de l'Art Brut. Alcune di queste oltre 300 opere provengono dalla collezione originale di Dubuffet, che egli iniziò a costituire nel 1945, mentre altre sono acquisizioni più recenti aggiunte nel mezzo secolo trascorso dall'apertura del museo nel 1976. Sebbene le opere esposte riflettano le forme espressive distintive adottate da questi creatori autodidatti – nessuno dei quali era destinato a diventare artista – i paesaggi e gli edifici che raffigurano sono inequivocabilmente svizzeri. Altri indizi sulla nazionalità degli artisti che hanno realizzato queste opere includono montagne, treni e mucche, animali che lo stesso Dubuffet ha raffigurato, e anzi glorificato, nei suoi primi dipinti. In 2 questo senso, le opere selezionate sono l'incarnazione stessa dell'Art Brut: una forma di espressione creativa senza vincoli sostenuta da Dubuffet come contrappunto all'arte consolidata.
Cenni storici (Fonte: Dizionario Storico Svizzero) Espressione coniata nel 1945 dal pittore francese Jean Dubuffet per definire la produzione artistica di persone prive di formazione, che vivono ai margini della società o sono internate in ospedali psichiatrici. Gli autori di opere classificabili come art brut, totalmente autodidatti ed estranei ai circuiti dell'arte tradizionale, utilizzano un linguaggio figurativo personale, esprimendo un mondo dell'immaginario del tutto individuale, sovente sconcertante. Nell'immediato dopoguerra, Dubuffet venne invitato in Svizzera dall'ufficio nazionale svizzero del turismo insieme ad altri artisti francesi. In quell'occasione scoprì nella Svizzera romanda le opere di Louis Soutter e Aloïse nonché i lavori di Adolf Wölfli e Heinrich Anton Müller appartenenti alla collezione dello psichiatra Walter Morgenthaler. La raccolta di Morgenthaler comprendeva diverse migliaia di opere, eseguite da artisti schizofrenici ricoverati nella clinica psichiatrica di Waldau (BE). Dubuffet cominciò allora a collezionare queste opere svincolate da ogni struttura culturale istituzionalizzata. Nel 1947 Dubuffet creò a Parigi dapprima il Foyer de l'art brut, successivamente la Compagnie de l'art brut, di cui fecero parte anche André Breton e Jean Paulhan. La collezione venne progressivamente ampliata; parallelamente venivano organizzate mostre su artisti fino ad allora sconosciuti, quali Jeanne Tripier, Auguste Forestier e Miguel Hernandez. Nel 1964 venne avviata la pubblicazione del periodico L'art brut, i cui numeri monografici erano di volta in volta dedicati agli autori più significativi. Nel 1951 la collezione, costantemente ampliata grazie all'acquisizione di opere di autori prevalentemente europei, venne trasferita a East Hampton, nei pressi di New York, dove rimase fino al 1962. In seguito Dubuffet, preoccupato di trovarle una nuova collocazione presso un ente pubblico, considerò l'eventualità di riportarla in Svizzera, Paese in cui era nata. Le trattative intraprese con i municipali e il 3 sindaco di Losanna, Georges-André Chevallaz, si conclusero con una donazione alla città. La Collection de l'art brut venne inaugurata nella sua nuova sede, il castello settecentesco di Beaulieu, nel febbraio del 1976. Per evitare di confinare la collezione in una sorta di "museo-cimitero", privo di vitalità, d'accordo con Dubuffet la città decise di ampliare costantemente la raccolta e di allestire periodicamente esposizioni temporanee. Negli anni '90 la collezione è sestuplicata grazie a importanti acquisizioni e donazioni (fra l'altro di opere di Carlo, Vojislav Jakic, Reinhold Metz, Josef Wittlich, Johann Hauser, August Walla, Hans Krüsi). La collezione della Fondazione per l'arte naïf e l'art brut in Svizzera, creata nel 1988, è conservata nel Museum im Lagerhaus a San Gallo.
La Tour du Fantastique: viaggio nel fantasy a Neuchatel
Fino a ottobre 2026 si può visitare la mostra “Voyage dans les mondes de John Howe”. La Tour du Fantastique è un nuovo spazio culturale dedicato al fantasy situato nella città di Neuchâtel. Il museo ha aperto ufficialmente le sue porte il 18 dicembre 2025, trasformando un luogo storico della città – la torre medievale delle prigioni – in un centro internazionale dedicato all’arte e alla creazione di mondi immaginari. (Neuchâtel) La struttura si trova nel cuore della città vecchia di Neuchâtel, all’indirizzo Rue J.-de-Hochberg 3, in un complesso architettonico che risale in parte al Medioevo. In passato questo edificio era utilizzato come carcere cittadino, chiuso nel 1996; oggi è stato completamente riconvertito in uno spazio culturale che invita i visitatori a “evadere” simbolicamente attraverso la fantasia. Il progetto rappresenta quindi una trasformazione significativa: un luogo originariamente associato alla detenzione è diventato uno spazio di libertà creativa. Fin dalla sua apertura, la Tour du Fantastique propone un’importante esposizione dedicata all’artista John Howe, intitolata “Voyage dans les mondes de John Howe”.
La mostra occupa più di 600 metri quadrati distribuiti su quattro piani della torre e presenta oltre 250 disegni e dipinti dell’artista, organizzati in un percorso immersivo che esplora universi fantastici, creature mitologiche e paesaggi immaginari. Oltre alle opere grafiche, il pubblico può vedere anche oggetti e materiali provenienti dall’atelier dell’artista, tra cui una spada e una scultura del personaggio di Gandalf. Il museo non si limita alle esposizioni: offre anche una caffetteria panoramica con vista sul lago di Neuchâtel, una boutique dedicata a libri e oggetti legati al fantastico, e organizza durante l’anno eventi culturali, incontri con artisti, masterclass e workshop. Inoltre, in collaborazione con il Neuchâtel International Fantastic Film Festival, l’ultimo piano ospita uno spazio dedicato al worldbuilding, cioè alla creazione di universi immaginari, dove vengono presentati progetti e opere sviluppati da artisti e creatori contemporanei. Un elemento centrale dell’identità della Tour du Fantastique è il legame tra John Howe e lo scrittore britannico J. R. R. Tolkien. Howe è uno degli illustratori più celebri dell’universo della Terra di Mezzo e ha contribuito a definire l’immaginario visivo delle opere di Tolkien, lavorando anche come concept artist per le trasposizioni cinematografiche del Signore degli Anelli. L’artista, che vive da anni a Neuchâtel, è stato uno dei promotori del progetto e ha deciso di installare il suo atelier proprio all’interno della torre.
La mostra evoca il legame tra la Svizzera e l’immaginario di Tolkien. Durante un viaggio nel Paese, Tolkien rimase colpito da diversi paesaggi alpini e da luoghi storici della regione di Neuchatel e dell’Oberland bernese. Il sito archeologico Latenium, sulle rive del lago di Neuchâtel, avrebbe ispirato 4 la città lacustre descritta nel romanzo Lo Hobbit. Attraverso opere artistiche, documenti e oggetti storici, l’esposizione esplora quindi le connessioni tra paesaggio reale e creazione letteraria. Grazie alla combinazione di patrimonio storico, arte contemporanea e cultura fantasy, la Tour du Fantastique si propone oggi come uno dei nuovi poli europei dedicati all’immaginazione e alla narrazione visiva, capace di attrarre appassionati di letteratura fantastica, cinema e illustrazione da tutto il mondo.
https://tourdufantastique.com/en/
Valposchiavo e Ferrovia retica: bici, sapori e panorami
La Valposchiavo si sviluppa al confine con la Valtellina fra il comune di Campocologno, a circa 500 metri, e gli aspri paesaggi sul versante orientale del massiccio del Bernina a oltre 2000 metri. Graziosi villaggi con chiese e case patrizie, che testimoniano epoche passate, si alternano a valli laterali, come l’area protetta della Val di Campo, alpeggi e laghetti di montagna, meta di bellissime passeggiate. Resa celebre dalla spettacolare linea ferroviaria del Bernina che la attraversa, questa valle dei Grigioni, dove si parla italiano, ha saputo valorizzare al meglio le sue risorse con un progetto che riguarda l’intera filiera agroalimentare, dalla terra alla tavola: il progetto 100% Valposchiavo promuove prodotti locali e un’agricoltura biologica che coinvolge oltre il 97% della superficie coltivata. Consapevoli che l’ambiente sia un bene da tutelare, la Valposchiavo ha sviluppato un turismo lento e di qualità che punta sulle due ruote con più di 30 itinerari, sull’escursionismo e sui sapori genuini. Ci sono tour guidati sia a piedi che in bici che invitano alla scoperta approfondita del territorio soggiornando più giorni e avvalendosi del servizio di trasporto bagagli. Fra i classici della MTB c’è il Bernina Express Trail che segue il trenino rosso dall’Ospizio del Bernina a Poschiavo con una discesa impegnativa e molto scenografica. Da Poschiavo parte anche il percorso per la solitaria Val di Campo caratterizzato da panorami e sentieri massicciati. Alcuni tracciati permettono di scoprire tesori culturali e naturalistici come la Chiesa di San Romerio o le marmitte dei giganti a Cavaglia. Il Sentiero Valtellina per bici da strada passa dalla Valposchiavo così come il Giro del Parco Nazionale Svizzero. Il 13 giugno 2026 la Valposchiavo ospita per la prima volta la NOVA Eroica Svizzera sposando appieno la filosofia sportiva e conviviale dell’evento capostipite. A rendere speciale questa edizione in terra elvetica sarà il carattere alpino dei percorsi. Si pedala nel silenzio di secolari boschi di conifere, in una valle dove si mescolano storia, tradizioni e un'identità comune con la vicina Italia. La Ferrovia retica è la compagna di viaggio ideale non solo lungo i tracciati che si sviluppano tra Tirano e St. Moritz ma in tutto il Canton Grigioni. Quando la fatica si fa sentire, i caratteristici trenini rossi riportano ciclisti e bici alla destinazione di partenza. Con il Graubünden Pass Bike si sfrutta l’intera rete per esplorare, per esempio, la Valle dell’Albula con i caratteristici villaggi di Bergun e Filisur, accanto al viadotto del Landwasser, o esplorare la zona di Thusis e della Viamala.
https://valposchiavo.ch/it/esperienze/bicicletta
https://www.rhb.ch/it/trasporto/treno-bici/
Svizzera in bici: idee e itinerari per pedalare in Canton Ticino
Il Canton Ticino, con i suoi 2000 km2, offre un’ampia scelta di percorsi ciclabili. Dalla mountain bike alla bici da corsa, da una tranquilla passeggiata fino al downhill. Per i patiti della mountain bike sono a disposizione 650 km di tracciati e single trail di tutti i livelli, soprattutto concentrati nel luganese, che sfruttano la combinazione con 20 impianti di risalita attrezzati per il trasporto bici. La rete di piste ciclabili del Canton Ticino misura in totale 175 km ed è in gran parte integrata nell’asse nord-sud della Svizzera: da Airolo, ai piedi del Gottardo, fino a Chiasso, sul confine italiano. Due diramazioni completano l’ampia offerta: quella che da Bellinzona passa trasversalmente nella piana di Magadino fino a Locarno e Ascona e quella in direzione di Misox (Grigioni di lingua italiana) fino a Mesocco. Le piste ciclabili sono ben sviluppate e segnalate e si trovano in gran parte su strade naturalistiche. Con apposite carte ciclistiche è possibile scoprire in modo molto piacevole queste parti meno note del Ticino. Alcune delle principali attrazioni che si trovano lungo la pista ciclabile AiroloChiasso sono il Dazio Grande e la gola del Piottino a Rodi-Fiesso, la chiesa romanica di S. Nicolao a Giornico, la cascata di S. Petronilla a Biasca, i castelli UNESCO a Bellinzona, il Santuario della Madonna del Sasso a Locarno, le Isole di Brissago, la chiesa di S. Maria degli Angeli (di Mario Botta) sul Monte Tamaro il Monte San Salvatore a Lugano, il Parco Botanico Scherrer a Morcote e il Monte Generoso a Capolago. Un itinerario facile ma molto vario è quello della Valle Maggia, da Bellinzona a Cavergno. Lasciata Bellinzona e le sue torri, si attraversa l'orto del Canton Ticino, il Piano di Magadino. Seguendo il lungolago si giunge nella vivace Locarno, un po' più in là si trova Ascona, tranquilla e mondana. La tappa successiva si snoda tra boschi, vigneti, ponti e tipici paesini, perlopiù costeggiando il fiume Maggia. Vale la pena fare una sosta in uno dei numerosi grotti o visitare il villaggio di Avegno con le caratteristiche case in pietra. Altrettanto spettacolare è il tour della Valle di Blenio che conduce da Biasca a Disentis attraverso il Passo del Lucomagno.
Dalla località di partenza si risale verso la Valle di Blenio lungo un paesaggio agricolo di lunga tradizione e di alto interesse naturalistico, storico e culturale. Attraversati i nuclei di Malvaglia, Semione e Ludiano, si prosegue verso la campagna di Motto. Da lì si risale verso il pendio che conduce a Cancorì, situato nel soleggiato anfiteatro del Nara che vanta un panorama sulle maestose cime. Da qui parte la discesa lungo i tornanti della strada dei monti che raggiunge Marolta per poi risalire in direzione di Olivone. L’ultima tappa prosegue verso il passo del Lucomagno che segna il confine con i Grigioni. I più arditi possono cimentarsi nella salita al Passo del San Gottardo attraverso la vecchia strada della Tremola, 37 tornanti per 900 metri di dislivello, partendo da Airolo o da Bellinzona. Arrivati in cima merita una visita il Museo nazionale, che illustra la costruzione delle vie di valico, e la Cappella di San Gottardo, costruita tra il 1160 e il 1176.
Da Giubiasco, invece, si può percorrere il tracciato della storica corsa popolare “Giubiasco-Carena” nella Valle Morobbia dove si trovano tracce dei siti siderurgici e minerari attivi fino a metà ‘800. Uno dei singletrail più belli del Ticino si snoda in cresta attorno alla Val Colla sopra Lugano, attraversa i collinosi boschi del Malcantone prosegue sul maestoso Monte Tamaro. Il percorso offre ai ciclisti di ogni livello un'esperienza stimolante e un panorama grandioso! Occorrono buone gambe ma il percorso del Lugano Bike, da Lugano a Ponte Tresa, regala grandi soddisfazioni. Il tour completo misura 6 120 chilometri, si snoda in cresta attorno alla Val Colla, attraversa i collinosi boschi del Malcantone e prosegue alla volta del maestoso Monte Tamaro.
Il menù del biker prevede anche le salite al Monte Bar e al Monte Brè, mentre la vetta del Monte Lema può essere raggiunta senza fatica in cabinovia. Il percorso, contrassegnato dai cartelli indicatori rossi con il numero 66, può essere suddiviso in quattro tappe e si sviluppa in gran parte su single track e strade sterrate. Il Ticino naturalmente non è solo meta per chi ama pedalare ma ha in serbo tantissime proposte che spaziano dalla gastronomia, alle escursioni a piedi e a un ampio ventaglio di attrazioni culturali. Al mattino camminare su un ghiacciaio, nel pomeriggio gustarsi un gelato sotto una palma a bordo lago. Esplorare valli tranquille e poche ore dopo discutere del più e del meno con la gente del posto al centro di un vivace mercato. Passeggiare attraverso i secoli in un castello medievale e ammirare, alcuni passi più in là, una moderna architettura. L’italianità nello stile di vita, la precisione svizzera nei dettagli. In poche parole: non esiste una regione ricca di sfaccettature come il Ticino!
Da Bellinzona a Carì: sulle strade del GIro d'Italia
Bellinzona e le sue valli sono protagoniste di una impegnativa tappa di montagna del Giro d'Italia che offre uno spaccato delle bellezze storiche e naturalistiche della Valle di Blenio e della Valle Leventina. La strada verso il Passo del Lucomagno è caratterizzata da castagneti e paesaggi rurali. Se non si gareggia vale la pena fare una piccola deviazione a piedi da Biasca alle Cascate di San Petronilla o visitare la Chiesa romanica di San Carlo al Negrentino sopra Leontica. In direzione del Passo del San Gottardo si trova Giornico con le sue case in pietra e il ponte romanico.
Percorso Valle Maggia da Bellinzona a Cavergno, segnaletica azzurra n. 31
Totale percorso: 56 km Asfalto: 53 km Pavimentazione naturale: 3 km Dislivello: 420 m salita / 190 m discesa Attraversando il fertile Piano di Magadino, la vivace Locarno sul Lago Maggiore e le Terre di Pedemonte, si giunge nell'idilliaca Vallemaggia. Nel fiume, il gneiss grigio chiaro scavato, spaccato e levigato dalle acque della Maggia. Lasciata Bellinzona e le sue torri, si attraversa l'orto del canton Ticino, il Piano di Magadino. Resti della zona golenale con la sua ricchezza di specie di anfibi e uccelli sussistono ancora nella Riserva naturale delle Bolle di Magadino; a Tenero, innumerevoli ospiti si godono le vacanze nei campeggi sulle rive del Lago Maggiore. Seguendo il lungolago si giunge nella vivace Locarno, un po' più in là, Ascona, tranquilla e mondana. Dopo le fertili Terre di Pedemonte, una prova tangibile della forza della Maggia: a Ponte Brolla il gneiss grigio chiaro scavato, spaccato e levigato dalle sue acque impetuose. 7 Malgrado il suo aspetto idilliaco, un tempo la vita in Valle Maggia era dura, qualche consolazione la dava la chiesa. A Maggia, un affresco nella chiesa di S. Maria delle Grazie raffigura san Lucio che serve formaggio ai poveri. A Cevio, al Museo di Valmaggia, nel palazzo Franzoni sono presentati temi legati alla vita degli abitanti della valle e ai loro bisogni per la sopravvivenza.
Tappa n. 1: da Bellinzona a Locarno
Si attraversa l'orto ticinese Piano di Magadino poi, mescolandosi ai campeggiatori provenienti da tutta l'Europa, si percorre il delizioso lungolago in direzione di Locarno, dove villeggianti tedeschi, uomini d'affari ticinesi e Italianità svizzero-tedesca si intrecciano in un pacifico ensemble. Il punto di partenza è la città di Bellinzona che si trova in posizione strategica all'ingresso meridionale dei passi alpini del San Gottardo, San Bernardino e Lucomagno, ed è forse la città più italiana della Svizzera. L'imponente fortificazione formata da tre dei castelli medievali meglio conservati in Svizzera, forma lo «skyline» della capitale ticinese dal carattere lombardo. Il Piano prende il nome da Magadino, località situata sulle sponde del lago. Le colture orticole ne caratterizzano in parte il paesaggio e le «Bolle di Magadino» ne fanno uno degli ultimi delta incontaminati della Svizzera. «Bolle» indica le paludi. Si attraversa quella parte della Verzasca che la diga, famosa per il film di James Bond, lascia ancora fluire. Giunti sul Lago Maggiore si incontrano gli atleti del Centro sportivo nazionale della gioventù Tenero. Tra Tenero e Locarno l'argine passa davanti sia a modeste case ticinesi sia a grandi ville. La turistica Locarno è nota per il Festival internazionale del film e, con quasi 2200 ore di sole all'anno, è la città con il clima più mite della Svizzera.
Tappa 2: da Locarno a Cavergno
All’altezza di Ponte Brolla, la potenza del Maggia ha spaccato le rocce, ha portato alla luce il gneis e lo ha levigato. Nell’oblunga valle ticinese, la Vallemaggia, la vita era dura e l’unico conforto era offerto dalla chiesa; gli edifici devozionali e le costruzioni dei balivi stranieri ne sono una testimonianza. Itinerario in bicicletta segnalato adatto a tutti, che da Locarno porta in Vallemaggia, con i suoi caratteristici villaggi e la natura incantevole. Passando per Losone, attraversando i fiumi Maggia e Melezza, si giunge a Tegna e Ponte Brolla. Da Ponte Brolla si prosegue utilizzando la pista ciclabile che conduce ad Avegno, inaugurata nella primavera del 2016, struttura che permette ai ciclisti di pedalare separatamente dalla strada in totale sicurezza. L'itinerario, in buona parte su pista ciclabile, prosegue fino a Cavergno, all'imbocco della Valle Bavona. Alcuni tratti del percorso tra Losone e Tegna e tra Gordevio e Aurigeno sono su sfondo sterrato.
Mappa itinerario: http://veloland.myswitzerland.com/it/svizzera-in-bici/percorsi/percorsiregionali/route-031.html
Percorso Nord-Sud da Basilea a Chiasso, segnaletica azzurra n. 3 (365 km in 8 tappe)
Il percorso Nord–Sud attraversa le grandi regioni paesaggistiche del Giura, del Mittelland, della Svizzera centrale e, superando le Alpi, del Ticino. Segue vie di comunicazione e attraversa località di grande interesse storico e culturale. Basilea, Liestal e l'Ergolztal, un agglomerato operoso e fiorente. Paesaggi tranquilli e ameni nel Giura basilese con il Schafmattpass. Splendida discesa verso i tetti a capanna di Aarau. L'isolata Suhrental, lungo il Sempachersee e la sua fame di ossigeno, frotte di turisti a Lucerna, all'orizzonte si stagliano le montagne. Un lago imprevedibile: il Lago di Lucerna, spesso pacifico, col favonio si scatena. Il traffico autostradale nelle orecchie, sul Teufelsbrücke verso il Gottardo, una discesa spettacolare verso sud. Il clima cambia, prima il granito, poi castagni e vigneti, Bellinzona «La Turrita», uno sguardo sul Piano di Magadino.
Il Lago di Lugano con la fotografatissima Morcote e infine il Mendrisiotto, un calderone di ferrovia, auto, dogana e ditte commerciali. Nell’ottica del ciclista italiano si può percorrere parte del percorso da sud verso nord. Si può per esempio fare le seguenti tappe: Bellinzona – Airolo - Andermatt (89 km) percorrendo la Valle Leventina e affrontando la salita sul Passo del San Gottardo attraverso la suggestiva ed antica strada lastricata, la Tremola, per poi ridiscendere dal versante nord del Passo fino al villaggio di Andermatt. Mendrisio – Agno – Bellinzona (63 km). A Mendrisio si arriva col treno TILO da Milano Centrale acquistando apposito biglietto.
Mappa completa http://veloland.myswitzerland.com/it/svizzera-in-bici/percorsi/percorsinazionali/route-03.html



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