ARTE: A COMABBIO LA MOSTRA"PERCORSI NEL PAESAGGIO" DI GIANCARLO E GIOVANNI CERRI

 




PERCORSI NEL PAESAGGIO


Giancarlo e Giovanni Cerri


Mostra a cura di Massimo Cassani e Giovanni Cerri


Introduzione in catalogo di Luigi Codemo


Testi aggiunti di Stefano Crespi e Gian Marco Walch



Sala “Lucio Fontana”


Via G. Garibaldi, 560 – Comabbio (VA)


20 – 28 giugno 2026


Ingresso libero


 


Inaugurazione con concerto


Sabato 20 giugno ore 18


 


Performance musicale del gruppo indie rock Southbound


Matteo Pauri, chitarra - Monica Pegorari, basso


Mauro Cea, batteria - Anna Bazueva, flauto



Orari di apertura mostra


Sabato e domenica 10.30/12.30 – 16/18.30


Informazioni al pubblico: ilborgodiluciofontana@gmail.com


Dal 20 al 28 giugno la Sala “Lucio Fontana” di Comabbio ospita “Percorsi nel paesaggio”, mostra bipersonale di Giancarlo e Giovanni Cerri, introdotta in catalogo da Luigi Codemo, direttore della Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei – Museo di Villa Clerici di Milano.


Curata da Massimo Cassani e Giovanni Cerri, promossa dall’Associazione Il Borgo di Lucio Fontana e dall’Archivio Giancarlo e Giovanni Cerri di Milano, con il patrocinio del Comune di Comabbio, l’esposizione propone un intenso dialogo tra due generazioni di artisti unite da un medesimo tema, il paesaggio, interpretato in modi differenti ma complementari: da un lato la natura, evocata e trasfigurata dalla sensibilità di Giancarlo, dall’altro il territorio urbano, le periferie e gli spazi della contemporaneità indagati da Giovanni.

Le trenta opere in mostra ripercorrono oltre sessant’anni di ricerca artistica, dagli esordi di Giancarlo negli anni Cinquanta fino ai lavori più recenti di entrambi gli autori, offrendo una significativa sintesi dei rispettivi percorsi creativi.



 

La vicenda artistica di Giancarlo Cerri prende avvio nella Milano della metà degli anni Cinquanta. Dopo una lunga pratica del disegno a carboncino e matita, si dedica alla pittura a olio, sviluppando un linguaggio profondamente legato alla memoria dei luoghi e al rapporto con la natura. Le sue prime opere raccontano gli interni domestici, le nature morte e soprattutto il paesaggio della sua terra d’origine, Lambrinia, nei pressi di Chignolo Po: fiumi, cascine, ponti e cortili della pianura lombarda diventano protagonisti di una pittura dai toni delicati, costruita sulle sfumature dei grigi, delle terre, dei verdi e degli azzurri.

Nel corso degli anni Sessanta e Settanta il paesaggio evolve da rappresentazione narrativa a visione sempre più evocativa e sintetica. Tappe fondamentali di questo percorso sono due mostre personali: la prima del 1969 alla storica Galleria Barbaroux di Milano dove l’artista presenta una selezione di questo percorso narrativo del paesaggio, i fiumi, i casolari, i paesaggi lombardi. I colori sono quelli tipici intonati sulle declinazioni dei grigi, delle terre, degli azzurri e dei verdi ispirati dalle ampie pianure padane e dagli spazi che il grande fiume Po ci offre. La seconda mostra invece è del 1977 all’Arengario, oggi sede del Museo del Novecento, dove emerge una nuova vitalità cromatica e una maggiore essenzialità compositiva.

Negli anni Ottanta la sua ricerca si apre a una dimensione più informale con i cicli delle “Cave” e soprattutto delle “Grandi Foreste”, quest’ultimo sviluppato su tele di grandi dimensioni, nei quali la materia pittorica, con i suoi spessori, assume un ruolo centrale.

È tuttavia a metà degli anni Novanta che Giancarlo Cerri giunge a una sintesi significativa del paesaggio con le celebri “Sequenze”, titolo stesso di molte dei suoi quadri e una delle espressioni più originali della sua poetica: opere costruite sul dialogo tra colori puri e un segno nero che diventa insieme ombra, struttura e corpo della pittura.

Nel 2005 la Galleria Civica d’Arte Moderna di Gallarate gli dedica una grande mostra antologica con testi in catalogo di Emma Zanella e Rossana Bossaglia. Dopo il trauma collettivo dell’11 settembre 2001 con l’attentato al World Trade Center di New York, la sua ricerca si confronta con i temi della tragedia e del sacrificio, sviluppando un intenso ciclo dedicato alla croce.

 

Colpito successivamente da una grave forma di maculopatia ad entrambi gli occhi, è costretto ad abbandonare la pittura nel 2007. Tra il 2016 e il 2019 torna tuttavia a dipingere grazie a un personalissimo metodo di lavoro. Nascono così i cosiddetti “quadri dell’orbo”, opere di straordinaria forza espressiva nelle quali l’astrazione si fa ancora più rigorosa e intensa nelle geometrie compositive. Una selezione di questi ultimi lavori è stata presentata nel 2019 al Centro Culturale di Milano.

Giovanni Cerri (Milano, 1969) sviluppa invece fin dagli esordi una ricerca incentrata sul paesaggio urbano. Cresciuto tra la Stadera e il Corvetto, trova nelle periferie milanesi il proprio terreno d’indagine: strade deserte e disadorne, periferie remote, fabbriche abbandonate e il “ciò che resta” del mondo industriale in disfacimento diventano il racconto di una città in continua trasformazione.

I primi disegni e quadri della metà degli anni Ottanta documentano un mondo industriale in progressiva scomparsa. Negli anni successivi questo scenario assume una dimensione più visionaria e surreale, popolata da relitti, rottami e presenze enigmatiche e oniriche. Una significativa selezione di queste opere viene presentata nel 1995 alla Galleria Cortina di Milano.

Dal 2001 l’artista introduce la carta di giornale come supporto pittorico: le cronache del presente, dalla politica alla cronaca, dallo sport all’economia, si intrecciano così alle immagini delle sue “città fantasma”, luoghi sospesi tra memoria e abbandono. Casermoni deserti, luna park dismessi, tralicci e periferie desolate diventano simboli di una contemporaneità fragile e inquieta. Nel 2007 una selezione di queste opere è esposta alla Galleria Palmieri di Busto Arsizio.

Nel corso degli anni Giovanni espone più volte insieme al padre, tra cui al Museo della Permanente di Milano (2008) e alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte (2013), in un significativo confronto tra figurazione e astrazione.

Negli anni Dieci del Duemila, Giovanni Cerri affronta la tematica dello “sguardo senza tempo”, dipingendo spesso volti di impronta classica greco–romana ricoperti di slogan e scritte: il passato offeso ma resistente attraverso l’eroica presenza del volto sfregiato che assume una nuova valenza espressiva. Immagini che riflettono sul rapporto tra memoria, identità e presente.

Dal 2019 la sua ricerca si orienta verso scenari sempre più distopici e post-umani. La natura riconquista gli spazi della città, invade e “divora” gli edifici, sommerge le strade e trasforma il paesaggio urbano in un luogo sospeso tra rovina e rinascita. A questo filone appartengono mostre significative come “Diario della pandemia. 40 disegni dall’isolamento”, presentata nel 2020 alla Casa di Lucio Fontana di Comabbio (VA), e “2020: Milan in the Hour of the Wolf”, esposta nel 2021 al Museo Italo Americano di San Francisco.

 

“Percorsi nel Paesaggio” offre così al pubblico l’occasione di attraversare due differenti visioni del mondo e del paesaggio: quella di Giancarlo, radicata nella natura e nella memoria, e quella di Giovanni, rivolta ai territori urbani e alle trasformazioni della contemporaneità. Un confronto intenso tra padre e figlio, tra astrazione e figurazione, tra passato e futuro, che racconta l’evoluzione di due percorsi artistici uniti da una profonda sensibilità verso il paesaggio e il suo significato.

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