MUSICA: FAI IN FESTIVAL, I SOLISTI VENETI A VILLA E COLLEZIONE PANZA


I SOLISTI VENETI PER IL FAI


Venerdì 18 settembre 2020 – ore 21

VILLA E COLLEZIONE PANZA

Varese, Piazza Litta 1

I SOLISTI VENETI diretti da GIULIANO CARELLA

Rossana CALVI, oboe

Programma:

BACH       Concerto in re minore BWV 1060 per oboe, violino e basso continuo

VIVALDI   Concerto in sol minore RV 531 per 2 violoncelli, archi e basso continuo

VIVALDI   Dall' Opera Ottava "Il Cimento dell’Armonia e dell'Invenzione" Concerto n. 12 in do maggiore per oboe, archi e basso continuo

VERDI     Quartetto in mi minore (Versione dell’autore per orchestra d’archi)

Nasce un Festival articolato in quattro appuntamenti, ambientato nella splendida cornice dei Beni del FAI - Fondo Ambiente Italiano e che vede la straordinaria collaborazione con l’orchestra de “I Solisti Veneti”, diretti da Giuliano Carella. 

Villa e Collezione Panza a Varese sarà la straordinaria location della prima tappa della rassegna che poi raggiungerà il 27 settembre Villa del Balbianello a Tremezzina, sulle sponde del Lago di Como,  il 3 ottobre il Castello e Parco di Masino a Caravino (TO), per poi approdare il 10 ottobre a Villa Della Porta Bozzolo a Casalzuigno (VA), per la serata conclusiva.

“Ensemble Vivaldi”, formazione de “I Solisti Veneti”, suonerà a Villa del Balbianello, mentre le note dell’orchestra celebre in tutto il mondo si potranno ascoltare al Castello di Masino e a Villa Della Porta Bozzolo. 

Si comincia quindi il 18 settembre alle ore 21.00 a Villa Panza – splendida villa del Settecento che ospita una collezione di arte contemporanea americana tra le più conosciute al mondo e che sorge sul colle di Biumo a Varese, in piazza Litta 1 – con un programma all’insegna della grande musica italiana. 

Apre la serata il Concerto in re minore BWV 1060 per oboe, violino e basso continuo di Bach. La stagione puramente strumentale di Bach si racchiude negli anni di Köthen, dal 1717 al 1723. Si ascrive appunto a questo periodo il Concerto BWV 1060 per oboe e violino, che ci perviene in due forme: una per due violini ed una per violino e oboe. Non sorprende: in effetti molte delle geniali pagine in forma di Concerto Solista che Bach scrisse in quegli anni furono da lui stesso rimaneggiate in versioni differenti; ne sono un esempio i concerti per violino (e per più violini) che egli stesso trascrisse in concerti per clavicembalo (o –analogamente – per più clavicembali). D’altro canto, parecchie di queste altissime pagine strumentali si ritrovano poi in forma di Ouverture nelle Cantate degli anni di Lipsia. Quel che emerge incontrovertibilmente è il forte influsso che i modelli italiani – tra essi Vivaldi, ma anche numerosi altri – impressero sull’estetica strumentale del grande Compositore tedesco, che in effetti li aveva a lungo studiati.

Il Concerto per due violoncelli RV 531 è forse la più applaudita pagina vivaldiana per due violoncelli e si tratta davvero di una delle più riuscite, non fosse che per quel inarrestabile incipit, così pieno di vigore ed energia, quasi nervosismo, o per quel breve (solo cinque righe di musica!) e sognante Largo centrale nel quale i due solisti, da soli, intrecciano un dialogo di irraggiungibile lirismo e pathos.

Il Cimento dell’Armonia e dell’Invenzione, Opera Ottava di Antonio Vivaldi, è certamente oggi (forse parimerito solo all’Estro Armonico e all’Opera Decima) la più celebre pubblicazione di Vivaldi. Basti ricordare che i primi quattro concerti del Cimento sono le Quattro Stagioni. Pubblicato ad Amsterdam tra il 1723 e il 1725, qualcuno si chiese se esso sia anche la più geniale del Prete Rosso... Domanda un tantino oziosa; tuttavia se in termini di evoluzione estetica non lo è (è l´Opera Terza: L´Estro Armonico ad imprimere una vera e propria svolta radicale alle forme musicali precedenti a Vivaldi imponendo un nuovo modello – il Concerto Solista – che sarebbe sopravvissuto sostanzialmente fino ad oggi senza essere ancora esausto...) lo è certamente sotto il profilo poetico. Frutto della piena maturità del Compositore, la bellezza dei temi, la dinamicità della scrittura e soprattutto la potenza evocativo-descrittiva delle melodie sono tutt’oggi esempi ineguagliati di suggestione ed emozione musicali. Il Concerto per oboe n. 12 chiude tale opera straordinaria, quasi Vivaldi, certamente riconoscendone la bellezza, proprio con esso abbia voluto suggellare la sua creazione immortale.

Il Quartetto in mi minore di Giuseppe Verdi è universalmente conosciuto e regolarmente eseguito nelle più importanti sale da concerto. Ma, appunto, in forma di quartetto! Legittimo: infatti come quartetto è nato. “I Solisti Veneti” sono una fra le poche formazioni orchestrali che possono permettersi il lusso di suonarlo in forma orchestrale. Un lusso? Senza dubbio sì, visto che la scrittura dell’intera opera – tutt’altro che concisa – impone alto virtuosismo sia ai singoli esecutori sia all´insieme. Eppure non si tratta di forzatura, bensì di vera interpretazione, fedele al pensiero di Verdi che – come emerge dal suo epistolario - esitò alquanto prima di scrivere questo capolavoro, lamentando che il quartetto in Italia è pianta fuor di clima (ed aveva davvero ragione!), proibendone in seguito la pubblica esecuzione (il Quartetto è del 1873) e giungendo nel 1877 a scrivere esplicitamente che eseguito da molti suonatori dovrebbe star bene perché vi sono frasi che esigono un suono pieno e grasso piuttosto che il magro di un solo violino. Successivamente, a Parigi, scrisse addirittura che bisognerebbe raddoppiare ogni strumento per dieci o per dodici, e dirigerei io stesso l’orchestra. Insomma: la versione orchestrale che Claudio Scimone, fondatore dell’orchestra, sempre predilesse e che “I Solisti Veneti” da lungo hanno presentato con straordinario successo nelle più prestigiose sale del mondo sembra proprio essere tutt’altro che una deformazione del volere dell´Autore! 


I Solisti Veneti

Hanno ottenuto i più alti riconoscimenti mondiali in campo musicale, dal Grammy Award di Los Angeles a numerosi Grand Prix du disque dell’Académie Charles Cros di Parigi e dell'Académie du Disque Lyrique, numerosi Premi della Critica Discografica in Italia e in altri Paesi, fino all’originale Premio del Festivalbar con 350.000 voti dal pubblico dei giovani. Al Teatro La Fenice di Venezia è stato loro assegnato nel 2008 il Premio “Una vita nella musica” dell’Associazione Arthur Rubinstein, considerato in Italia come il Nobel della musica. Sono stati al centro di importanti programmi televisivi fra cui “Le Sette Parole” di Haydn nella Cappella degli Scrovegni di Padova (regia di Ermanno Olmi), “Vivaldi peintre de la musique” di François Reichenbach. Hanno collaborato con i massimi cantanti e solisti della nostra epoca da Placido Domingo a Josè Carreras, June Anderson, Ruggero Raimondi, Andrea Bocelli, Marylyn Horne, Sam Ramey, Itzhak Perlman, Sviatoslav Richter, Jean Pierre Rampal, James Galway, Salvatore Accardo, Uto Ughi per non citarne che alcuni. Sono stati i primi in Italia fin dal 1965 a tenere concerti nelle scuole elementari e medie con appositi programmi e presentazioni mirate. Hanno tenuto master class sull’interpretazione della musica veneta nei Paesi Europei, in Venezuela per il “Sistema” di Josè Abreu, negli USA, in Canada, Cina, Oman, Kenya e in Italia dove organizzano annualmente l’Accademia de “I Solisti Veneti”. Nel nome e nel segno del loro fondatore e Direttore, scomparso nel 2018, “I Solisti Veneti”, Clementine Scimone e Giuliano Carella continuano a perpetuare l’eredità spirituale ed estetica del Maestro Claudio Scimone.

Evento realizzato in ottemperanza alle direttive ministeriali in materia anti Covid-19


Biglietti: Intero: 20 €; Ridotto (over 65, under 18): 15 €

Su prenotazione fino a esaurimento posti.

Per info e prenotazioni: info@solistiveneti.it / tel. 049 666128

Orari: Inizio concerto ore 21:00

Ingresso a partire dalle ore 20:00


MODALITÀ DI VISITA IN SICUREZZA NEI BENI DEL FAI

Per consentire al pubblico di visitare i Beni nella massima sicurezza, il FAI si è preoccupato di garantire il pieno rispetto dei principi definiti dal Governo a partire dal mantenimento della distanza interpersonale o fisica. In tutti i Beni la visita sarà contingentata per numero di visitatori e, ove possibile, organizzata a “senso unico” per evitare eventuali incroci. Le stanze più piccole e quelle che non permettono un percorso circolare saranno visibili solo affacciandosi; le porte saranno tenute aperte onde ridurre le superfici di contatto. Sarà d’obbligo indossare la mascherina per tutta la durata della visita. Saranno inoltre a disposizione dispenser con gel igienizzante sia in biglietteria che nei punti critici lungo il percorso.


L’accesso alla biglietteria, al bookshop e ai locali di servizio sarà permesso a un visitatore o a un nucleo famigliare alla volta; nei negozi FAI i clienti dovranno indossare la mascherina, e saranno a disposizione guanti monouso, qualora fossero preferiti all’igienizzazione delle mani. Si invita inoltre a effettuare gli acquisti con carte di credito e bancomat, per ridurre lo scambio di carta tra personale e visitatori. L’accesso è vietato a chi abbia una temperatura corporea superiore a 37.5°. 


Per ulteriori informazioni su Villa e Collezione Panza a Varese e sul FAI – Fondo Ambiente Italiano: www.villaecollezionepanza.it e www.fondoambiente.it.

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