TEATRO: AL GIUDITTA PASTA DI SARONNO "L’UOMO CHE BRUCIA" CORRERE VERSO IL NULLA, MENTRE IL MONDO VA IN FIAMME

 


"L’UOMO CHE BRUCIA" A SARONNO

CORRERE VERSO IL NULLA, MENTRE IL MONDO VA IN FIAMME

Al Teatro Giuditta Pasta di Saronno, in anteprima nazionale, il lavoro di Ugo Fiore con Alfonso De Vreese. Una coproduzione Artisti Drama, LAC Lugano Arte e Cultura e Proxima Res

«Non viviamo più in un’epoca, ma in una scadenza.»


L’UOMO CHE BRUCIA
liberamente tratto dal romanzo L’Homme qui brûle di Alban Lefranc
adattamento e regia UGO FIORE

Teatro Giuditta Pasta – Saronno
Venerdì 13 novembre 2026
Oltre il Sipario: ore 20.00
Inizio spettacolo: ore 20.45

Biglietti e informazioni: www.teatrogiudittapasta.it


È da questa frase di Günther Anders che prende avvio L’UOMO CHE BRUCIA, il nuovo lavoro di Ugo Fiore, liberamente tratto dal romanzo L’Homme qui brûle dello scrittore francese Alban Lefranc. Un’opera che porta in scena un presente deformato appena quanto basta per renderlo riconoscibile: un mondo in cui gli attentati diventano notizie ordinarie, la paura si trasforma in abitudine e la catastrofe si consuma tra un aggiornamento e l'altro, mentre tutto continua, apparentemente, come prima.

Venerdì 13 novembre 2026, alle ore 20.45, il Teatro Giuditta Pasta di Saronno ospita in anteprima nazionale L’UOMO CHE BRUCIA, adattamento e regia di Ugo Fiore, con Alfonso De Vreese. Lo spettacolo è una coproduzione Artisti Drama APS, LAC Lugano Arte e Cultura e Proxima Res, con la partecipazione del Teatro Giuditta Pasta di Saronno, che sostiene il progetto.

Un uomo, un progetto smisurato, un mondo che non riesce più a contenere

Al centro della vicenda c'è Luc, uno scrittore che ha trasformato la propria esistenza in un'impresa smisurata: IL PROGETTO, l'ambizione di realizzare un libro totale, capace di contenere tutto. Una costruzione mentale che dovrebbe dare ordine al mondo, ma che finisce per diventare una prigione. Luc osserva la catastrofe, la analizza, la organizza in pensieri e parole, ma non riesce ad agire. È un uomo immobile, mentre tutto intorno accelera.

Lo seguiamo nell'arco di ventiquattro ore, in una Milano immaginaria eppure familiare, dove i notiziari annunciano con la stessa voce un attentato e un bambino scappato da scuola. La realtà si spinge fino alla caricatura, ma non diventa mai davvero fantascienza: è il nostro presente, con le sue contraddizioni, le sue ossessioni e la sua capacità di normalizzare anche l'inaccettabile.

Luc perde progressivamente il contatto con le parole, con il proprio corpo e con gli altri. Anche il desiderio si deforma: lo sguardo sulle donne diventa classificazione, consumo, appropriazione. L'altro non è più qualcuno da incontrare, ma un'immagine da ricondurre a una categoria. Persino il rapporto con l'amico d'infanzia, forse uno degli ultimi legami autentici rimasti, viene risucchiato in un sistema di fantasie e proiezioni che rende sempre più difficile distinguere l'affetto dal desiderio, la presenza dall'immaginazione.

Non c'è una narrazione lineare da seguire, ma il movimento discontinuo di una mente attraversata da scarti, ritorni, ossessioni e cortocircuiti. La lingua di Lefranc passa dagli hashtag ai versetti biblici, dalla pornografia alla riflessione politica, dal ricordo alla profezia. È una lingua che brucia insieme al suo protagonista.

Uno sforzo enorme per restare fermi

Nelle note di regia, Ugo Fiore individua un'immagine capace di condensare l'intero spettacolo: un uomo che corre senza avanzare.

Lo spazio scenico è un bianco senza contorni, che si estende fino ai piedi del pubblico. Al centro, un tapis roulant. Alfonso De Vreese corre con una fascia cardiaca ben visibile sul petto, come un paziente sottoposto a un esame. Il suo corpo è impegnato in uno sforzo reale, ma non raggiunge alcuna destinazione. È l'immagine fisica di Luc e del suo PROGETTO: un movimento incessante che non produce avanzamento, un'energia enorme consumata per restare esattamente nello stesso punto.

A rendere ancora più radicale il dispositivo scenico è il dialogo tra il corpo e le immagini. Le animazioni video di Luca Fiore non costituiscono un semplice fondale: parole, frammenti di mondo, hashtag e immagini attraversano lo spazio e reagiscono al battito cardiaco reale dell'interprete. Quando il cuore accelera, le proiezioni pulsano e tremano; quando il corpo è stanco o attraversato da un'emozione, lo schermo lo restituisce prima ancora che lui possa mostrarlo.

Il corpo diventa così il luogo in cui il pensiero prende forma e la tecnologia ne amplifica le oscillazioni. Ogni rappresentazione produce una diversa stratificazione di immagini e frammenti, come accade nella memoria e nel flusso dei pensieri.

Il progetto artistico e le parole di Ugo Fiore

«Il mondo sta crollando, ogni giorno un po’ di più, tra una notizia e l’altra. L’idea della fine ci accompagna da sempre, forse, ma ora sembra un’abitudine, un’attesa che non finisce».

Nelle sue note, Ugo Fiore racconta la scelta di concentrare il romanzo in una sola giornata e di restituirne il movimento come quello di una mente che non riesce più a governare ciò che la attraversa. Il lavoro prosegue una ricerca sul linguaggio e sui personaggi portati all'estremo, già avviata con Personne, chroniques d’une jeunesse, progetto nato insieme a Livia Rossi e Federica Furlani.

«Il tapis roulant è l’immagine più semplice che abbiamo trovato per Luc e il suo PROGETTO, uno sforzo enorme per restare fermo nello stesso punto».

È proprio in questa contraddizione che si concentra il cuore dello spettacolo: correre senza arrivare, pensare senza riuscire a intervenire, tentare di tenere insieme un mondo che continua a sfuggire. E quando tutto sembra essere stato consumato – le parole, i corpi, le immagini, il desiderio, la possibilità stessa di stare al mondo – rimane una domanda: che cosa resta ancora da salvare?

Un incontro di percorsi artistici

L’UOMO CHE BRUCIA nasce dall'incontro di professionalità e sensibilità artistiche differenti, riunite in una coproduzione che coinvolge Artisti Drama APS, LAC Lugano Arte e Cultura e Proxima Res.

Ugo Fiore, attore e regista italo-francese, si diploma nel 2017 alla Scuola di Teatro Luca Ronconi del Piccolo Teatro di Milano. Come interprete lavora, tra gli altri, con Carmelo Rifici, Andrea Chiodi, Nathalie Béasse, Gabriel Calderón e Sergio Blanco. Accanto all'attività attoriale sviluppa un percorso come assistente alla regia, collaborando a numerose produzioni dirette da Carmelo Rifici. Nel 2022 vince con Livia Rossi e Federica Furlani il bando Forever Young della Corte Ospitale con Personne, chroniques d’une jeunesse, presentato nel 2023 a FOG / Triennale Milano e successivamente in Italia e Svizzera.

In scena Alfonso De Vreese, diplomato alla Scuola di Teatro Luca Ronconi del Piccolo Teatro di Milano nel 2017. Ha lavorato con registi come Carmelo Rifici, Andrea Chiodi, Leonardo Lidi, Davide Livermore e Gabriele Lavia. Nel 2019 vince il Premio Scenario con Una vera tragedia di Riccardo Favaro e Alessandro Bandini; nel 2022 riceve il Premio Mariangela Melato come miglior attore emergente. Dal 2023 al 2025 è candidato finalista ai Premi Ubu come miglior attore under 35.

Completano il gruppo creativo Luca Fiore per l'animazione video, artista multidisciplinare italo-francese che intreccia cinema d'animazione, pittura urbana e bodypainting; Alessandro Di Fraia per suono e luci, artista con una ricerca che attraversa video, light design e composizione sonora; Federica Furlani per la consulenza musicale, sound designer, compositrice e musicista di scena diplomata in viola e musica elettronica al Conservatorio G. Verdi di Milano, collaboratrice di importanti realtà teatrali e della Biennale Teatro di Venezia.

Lo spettacolo è realizzato con la residenza produttiva di Carrozzerie n.o.t., con il sostegno del Teatro Giuditta Pasta di Saronno e di Z.I.A. | Zona Indipendente Artistica.



L'appuntamento al Teatro Giuditta Pasta

Venerdì 13 novembre 2026, ore 20.45 – Anteprima nazionale

Alle ore 20.00, prima dello spettacolo, torna Oltre il Sipario, l'appuntamento di approfondimento e incontro con il pubblico, condotto da Chiara Palumbo: un'occasione per avvicinarsi ai temi e ai linguaggi della scena contemporanea e prepararsi alla visione.

L’UOMO CHE BRUCIA è un appuntamento della Rassegna Contemporanea


L’UOMO CHE BRUCIA

Uno sforzo enorme per restare fermi — note di regia

Luc vive in una città che non esiste, eppure è riconoscibile. È una Milano inventata, con le sue linee di metropolitana e i notiziari che annunciano con la stessa voce un attentato e un bambino scappato da scuola. Lo seguiamo per ventiquattro ore, da una sera alla sera dopo. Dal romanzo ho ricavato una sola giornata, e l’ho rimontata come la vive una testa: per scarti, ritorni e ossessioni. Luc scrive a Mara, una ragazza incontrata un anno prima sul binario di una stazione, che somiglia straordinariamente a Megan Smile, la sua attrice porno preferita. Saluta un amico che non rivedrà. Non sente più rumori dalla stanza del coinquilino, sparito da tre giorni, e decide che è morto. Ogni volta che qualcosa lo risucchia, Luc si richiama all’ordine: “No. IL PROGETTO. IL PROGETTO!” È una ricerca sui millenarismi, finanziata da una borsa di studio, e la sua pietra angolare è Thomas Münzer, un predicatore del Cinquecento che annunciava la fine imminente di tutto e che, con la sola parola, faceva insorgere intere regioni. Luc, invece, le parole le perde una dopo l’altra. Intanto il PROGETTO, a poco a poco, si allarga a tutto quello che Luc vede.

Il romanzo di Alban Lefranc mette chi legge in una posizione scomoda. Lo sguardo di Luc è pornografico, e lo è su tutto. Dopo Personne, chroniques d’une jeunesse, nato insieme a Livia Rossi e Federica Furlani, continuo a lavorare sul linguaggio come su un territorio che si attraversa e che a volte ci divora. A legare i due spettacoli è il lavoro sul mostro. In entrambi indago personaggi estremi, mostruosi: proprio perché portati al limite, permettono di vedere quello che di solito evitiamo di guardare, un lato osceno dell’umano.

Il mondo sta crollando, ogni giorno un po’ di più, tra una notizia e l’altra. L’idea della fine ci accompagna da sempre, forse, ma ora sembra un’abitudine, un’attesa che non finisce. Lo dice una delle prime frasi di Luc, presa da Günther Anders: “Non viviamo più in un’epoca ma in una scadenza”. Il testo di Lefranc abita questa condizione. Non si limita a raccontare il crollo: ci scaraventa dentro, là dove le parole non toccano più le cose e di tutto rimangono le scorie. Luc prova a restare in piedi lì.

Lo spazio è un bianco senza contorni, che scende fino ai piedi del pubblico. Al centro, un tapis roulant. Alfonso De Vreese ci corre sopra con una fascia cardiaca ben in vista sul petto, come un paziente sotto esame. Sul tapis si corre senza arrivare da nessuna parte: è l’immagine più semplice che abbiamo trovato per Luc e il suo PROGETTO, uno sforzo enorme per restare fermo nello stesso punto.

Il bianco è la testa di Luc prima che arrivino i pensieri: un grado zero, una soglia. Arrivano sul fondo, nei video e nei disegni di Luca Fiore: parole, una bocca che salmodia, hashtag a raffica, pezzi di mondo. La parola di Luc prova a tenerli insieme. Queste immagini non sono un fondale: le abbiamo legate all’unica cosa che sul palco non si può fingere, il corpo di chi corre. Il cuore di Alfonso le attraversa. La fascia misura il battito vero, in tempo reale: quel ritmo condiziona le proiezioni. Quando il cuore accelera, le immagini cominciano a pulsare, a tremare, finché non si inceppano. Se Alfonso è stanco, se si emoziona, lo schermo lo mostra prima di lui. È la stessa lotta di Luc, che per tenere a bada ciò che lo invade si ripete “Inspiro, trattengo, espiro”: vorrebbe governare quello che gli passa dentro.

Le immagini arrivano e se ne vanno, come i pensieri. Ma ognuna può lasciare un suo frammento, congelato, che non se ne andrà più. Quale sopravvive lo decide il caso, e ogni sera è un altro. Così, quando lo spettacolo si chiude, il bianco si è riempito di detriti della realtà. È davanti a loro che Luc si chiede: “Ma che cosa resta ancora da salvare dall’inghiottimento?”

Ugo Fiore

Ugo Fiore

REGIA E ADATTAMENTO

Ugo Fiore è un attore e regista italo-francese. Nato a Parigi, si forma tra Francia e Italia: dopo gli studi con Jean-Louis Jacopin e Jean-Pierre Garnier, nel 2014 si trasferisce a Milano e viene ammesso alla Scuola di Teatro “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano, dove si diploma nel 2017.

Come attore collabora, tra gli altri, con Carmelo Rifici, Andrea Chiodi, Nathalie Béasse, Gabriel Calderón, Sergio Blanco e Caterina Gozzi. Parallelamente al lavoro in scena, sviluppa un percorso come regista assistente, affiancando Carmelo Rifici in diverse produzioni, tra cui Macbeth, le cose nascoste, Doppio sogno, Le relazioni pericolose, Processo Galileo, Sogno di una notte di mezza estate e Dittico della bufera.

Nel 2022, insieme a Livia Rossi e Federica Furlani, vince il bando Forever Young della Corte Ospitale con Personne, chroniques d’une jeunesse, spettacolo che debutta nel marzo 2023 all’interno di FOG / Triennale Milano e viene successivamente presentato in diversi teatri e festival tra Italia e Svizzera. Nel 2025-2026 collabora con Alessandro Bandini come dramaturg per Per sempre, prodotto da LAC Lugano, Piccolo Teatro di Milano, ERT e CTB Brescia.

Alfonso De Vreese

PERFORMER

Alfonso De Vreese si diploma nel 2017 alla Scuola di Teatro Luca Ronconi del Piccolo Teatro di Milano dopo essersi formato presso la Scuola di teatro A. G. Garrone e il Corso di Alta Formazione di ERT. Lavora, tra gli altri, con C. Longhi, L. Muscato, F. Condemi, F. Cabra, J. Gassmann, D. Michieletto, G. Sangati, A.M. Romano, T. Granata, C. Autelli, G. Ortoleva. È diretto in Sogno di una notte di mezza estate da A. Chiodi, in Uomini e no, Macbeth, le cose nascoste e La pulce nell'orecchio da C. Rifici, in Misantropo, Come nei giorni migliori, Medea, Giardino dei Ciliegi e Amleto da Leonardo Lidi.

Nel cinema ha lavorato con il regista J. Wright nelle riprese di M. Il figlio del secolo per Sky Studios.

Nel 2019 vince il Premio Scenario con Una vera tragedia di R. Favaro e A. Bandini e nel 2022 il Premio Mariangela Melato come miglior attore emergente. Nel 2023, nel 2024 e nel 2025 è candidato finalista ai Premi Ubu come miglior attore under 35.


Luca Fiore

ANIMAZIONE VIDEO

Luca Fiore è un artista multidisciplinare italo-francese che vive a Vitry-sur-Seine, in Francia. Parallelamente al diploma in Cinema d'animazione conseguito all'École Nationale Supérieure 


des Arts Décoratifs di Parigi (ENSAD), crea spazi di attrito tra pratiche diverse, come la pittura urbana, l'animazione o il bodypainting, per far emergere nuovi linguaggi.

Il cortometraggio Otop (premio al Festival du Court-métrage Européen de Lille, 2014), i murales che realizza (Rehab 2 alla Cité Universitaire di Parigi, 2019) e le collaborazioni con artisti come il coreografo Smaïl Kanoute (bodypainting per la tournée di Never 21, 2024) gli permettono di esplorare ulteriormente le possibilità offerte dall'incontro tra pratiche artistiche.

Alessandro Di Fraia

SUONO E LUCI

Alessandro Di Fraia (Roma, 1987) è un artista multidisciplinare. Dopo la laurea in cinema a Roma, lavora alla realizzazione di cortometraggi e videoclip. Si trasferisce a Francoforte, dove inizia a collaborare con artisti e collettivi internazionali, sperimentando diverse tecniche espressive, con particolare attenzione al linguaggio video. Nel 2012, con il cortometraggio Trasloco dell'anima, partecipa e vince la Biennale della luce LUMINALE a Francoforte.

Successivamente si avvicina al teatro, studiando light design e approfondendo le tecniche di regia, direzione della fotografia e montaggio. In teatro ricopre diversi ruoli, spaziando fra disegni luce, composizioni sonore e progetti di video mapping. Lavora come tecnico audio, luci e video e collabora stabilmente con la Compagnia Lombardi Tiezzi, Livia Gionfrida (Teatro Metropopolare), Claudia Castellucci e Carmelo Rifici.

Parallelamente prosegue la sua ricerca artistica e poetica personale, continuando a sperimentare tecniche e processi creativi e lavorando a progetti indipendenti.

Federica Furlani

CONSULENZA MUSICALE

Diplomata in viola e in musica elettronica al Conservatorio G. Verdi di Milano, dal 2014 lavora come sound designer, compositrice e musicista di scena con Antonio Latella, Carmelo Rifici e altri registi e coreografi, per spettacoli al Piccolo Teatro di Milano, al Teatro Stabile di Torino, all’Arena del Sole di Bologna e alla Biennale Teatro di Venezia. Ha affiancato Franco Visioli, Leone d’Oro alla carriera, nei workshop di sound design della Biennale.


SCHEDA DELLO SPETTACOLO

L’UOMO CHE BRUCIA
liberamente tratto dal romanzo L’Homme qui brûle di Alban Lefranc
adattamento e regia UGO FIORE
con Alfonso De Vreese
animazione video Luca Fiore
suono e luci Alessandro Di Fraia
consulenza musicale Federica Furlani
produzione Artisti Drama APS, LAC Lugano Arte e Cultura, Proxima Res
residenza produttiva Carrozzerie n.o.t
con il sostegno del Teatro Giuditta Pasta di Saronno
Si ringrazia Alban Lefranc per la fiducia, l’attenzione e la generosità con cui ha accompagnato questo lavoro

INFORMAZIONI

Teatro Giuditta Pasta – Saronno
Venerdì 13 novembre 2026
Oltre il Sipario: ore 20.00
Inizio spettacolo: ore 20.45

Biglietti e informazioni: www.teatrogiudittapasta.it


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